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Cristo si è fermato a Rio: quando lo sguardo sulla città va oltre

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Il Cristo Redentore di Rio de Janeiro.
"Cristo si è fermato a Rio" è il nuovo libro di Matteo Gennari, scrittore italiano che vive da anni nella Cidade maravilhosa: quarantasei racconti tra favelas, culti afro-brasiliani e quotidianità di Copacabana da leggere tutti d'un fiato.

C’è una cosa che mi ha colpito del nuovo libro di Matteo Gennari che, ancora una volta, è interamente ambientato a Rio de Janeiro: la sua umanità. Non è una novità. Andando a rivedere ciò che avevo scritto di “Favelado” (precedente lavoro dell’autore) l’impressione fu la stessa. Solo che qui la cosa è elevata all’ennesima potenza.

Agli occhi di chi non vi è nato, Rio è la città del sole tropicale, delle curve sfavillanti al passo del samba, delle carambole nei campi di calcio e della pelle dorata su cui svolazzano i vestiti dell’estate.

Senz’altro sono tutti ingredienti che compongono l’immagine di questa metropoli affacciata sulla Baia di Guanabara. Eppure, c’è una Rio che va oltre. È fatta delle vite di milioni di persone che giorno dopo giorno, ora dopo ora, la popolano con storie, problemi, speranze e pensieri. Tutte insieme, le vicende dei carioca, di nascita e di adozione, modellano il carattere di questa città. Ne forgiano l’anima. Sarà poi per la sua scenografia dove, tra un quartiere e l’altro, risaltano le montagne, il mare e le foreste e sarà per le tante culture che, armonicamente fuse e confuse, la colorano, che quest’anima è così piena di energia… ma questo è un altro discorso.

Tra le storie che fanno di Rio ciò che è, ci sono anche quelle descritte nei quarantasei racconti che Matteo Gennari ha raccolto in “Cristo si è fermato a Rio”, volume edito da Unicopli nella collana “La porta dei demoni”, che vi consiglio di leggere tutto d’un fiato. È un libro intenso dove non troverete l’ottimismo obbligato della letteratura di viaggio e la superficialità degli influencer che, in abbondanza, vendono un mondo artificiale.

Niente di tutto ciò.

Il Cristo che si è fermato a Rio ha scelto le catapecchie delle favelas, dove in gioco ci sono l’esistenza di tanti esseri umani oltraggiati e quella di un prete, specchio di ognuno di noi, in preda a paure, debolezze ed ossessioni ma spinto dall’inesorabile necessità di compiere il bene e di dare il meglio per fare la differenza. Quella delle comunità è una delle realtà più tipiche di Rio de Janeiro. Nel libro, l’accento su questo aspetto della città è forte ed è altrettanto nitida la passione con cui l’autore, pagina dopo pagina, ricostruisce fatti e misfatti che negli ultimi anni hanno segnato il destino delle favelas di Rio.

Cristo, poi, si è fermato anche tra le mura dove si riunisce un gruppo di persone che pratica i culti espíritas, dal lontano aroma africano. Le storie dell’autore si intrecciano qui con quelle di chi frequenta le riunioni. Incontri, episodi e vicissitudini di chi cerca di riparare le proprie ferite e di farlo in comunione seguendo la via di uno dei tratti più profondi e originali della cultura verde-oro: quelle religioni afro-brasiliane oggi messe a rischio dal fondamentalismo di alcune sette neo-pentecostali diffusesi a macchia d’olio nel Paese.

Cristo si è fermato, infine, dietro la porta di casa dell’autore che, autobiograficamente, si mette a nudo raccontando pezzi della sua quotidianità brasiliana e riflettendo sulle infinite direzioni che la vita può imboccare. Qui l’umanità del libro è esplosiva e Rio de Janeiro fa da sfondo come fosse una culla protettiva. La scrittura possiede una funzione terapeutica sia per chi scrive sia per chi legge: questa è una delle impressioni più forti che ho avuto scorrendo le pagine di “Cristo si è fermato a Rio”.

C’è una Rio de Janeiro, come dicevo, che non troverete nelle guide turistiche, nei blog, nei racconti di viaggio e nei profili Instagram. Non la troverete. È la più vera ed è fatta anche di episodi di vita reale come quelli narrati da Matteo Gennari: quarantasei cubetti di ghiaccio nel bicchiere di una città che, senza storie come queste, sarebbe sì perfettamente brillante agli occhi del turista ma del tutto insipida per chi vuole avvicinarsi all’essenza delle cose.

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Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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