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Una poesia per Marielle Franco: Fabio Strinati, poeta marchigiano

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Ritratto di Marielle Franco (pubblicato su mariellefranco.com.br) con, sullo sfondo, il Complêxo do Alemaão (foto: DentroRiodejaneiro.it).
Dopo una bella conversazione, ho intervistato il poeta marchigiano Fabio Strinati, che ha composto una poesia per la grande Marielle Franco.

Quando il poeta Fabio Strinati mi ha contattato per parlarmi della sua poesia dedicata a Marielle Franco, ho provato un grande piacere.

Strinati è un viaggiatore navigato ma, da quanto ho potuto capire dopo la lunga conversazione che abbiamo avuto, è parecchio radicato alla sua terra: le Marche. La piacevole sorpresa è proprio qui: il messaggio di Marielle è arrivato anche tra le colline che si affacciano sull’Adriatico ed è fonte di ispirazione per chi, come Fabio Strinati, osserva il mondo, lo traduce in versi e lo ridisegna in poesia.

Mi viene da pensare a chissà quante città, villaggi, isole o vallate sperdute in qualche piega delle cartine geografiche ospitino altri poeti, altre voci che hanno reso omaggio a questa disarmata guerriera del giusto, che è stata uccisa, lo ricordo, il 14 marzo 2018 insieme al suo autista di fiducia Anderson Pedro Gomes.

Fa piacere sapere che la memoria di Marielle (“Cria da Maré”) e il suo esempio di vita resistano anche a migliaia di chilometri di distanza, nonostante i tentativi di molti di screditare, ridimensionare e dimenticare.

“Per un grido”, la poesia di Fabio Strinati che trovate più avanti subito dopo l’intervista, è dura, tersa, amara e descrive gli ultimi attimi di Marielle Franco, così come li ha interpretati l’autore che, tra le altre cose, ha da poco pubblicato un nuovo libro, “Quiete. Haiku apocrifi”, edito da Edizioni Il Foglio e acquistabile qui.

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Intervista al poeta Fabio Strinati

Come nasce il tuo legame con il Brasile?

Sono sempre stato un grande ammiratore dell’America Meridionale, della Foresta Amazzonica e per un certo periodo, anche molto curioso dei popoli indigeni del Brasile. Ci sono tantissimi gruppi etnici, come ad esempio, la tribù dei Karajá. Poi, m’incuriosivano tantissimo anche le varie dimensioni dell’Animismo, del Totemismo, del Divino, del Semidivino e molto altro ancora.

Mi dici tre cose del Brasile che per te sono poesia e che trovi solo qui?

Il Carnevale di Rio, il Teatro Amazonas e la feijoada.

Quando ci siamo sentiti, mi hai detto che il Brasile è un “polmone” che fa respirare il mondo (e non ti riferivi solo alla foresta amazzonica). Mi spieghi meglio cosa vuoi dire?

Credo che il Brasile incarni il ritmo del battito cardiaco. Una sorta di metronomo naturale che, attraverso uno spirito libero e fecondo, riesce in qualche modo a scandire il respiro del pianeta.

Venendo alla figura di Marielle Franco, perché le hai dedicato una poesia?

Perché ho sempre ammirato le persone come Marielle: coraggiose, giuste fino in fondo. L’onestà, oltre ad essere un’immensa qualità umana, è anche un grandissimo valore.

Secondo te, cosa rappresentava e cosa rappresenta la figura di Marielle Franco per Rio de Janeiro?

Rappresenta tuttora la speranza, la genuinità nel voler seguire un sentiero tracciato con orgoglio, fierezza e decoro. Rio de Janeiro è una città molto complessa e riuscire a trasmettere alcuni princìpi morali ritenuti universalmente validi, come ad esempio la lealtà, non è affatto semplice. Ci vuole spessore, carattere… e anche tanta cultura.

Si è parlato tanto anche in Italia di Marielle Franco nei giorni successivi alla sua morte. Come hai vissuto e cosa pensavi in quei giorni? 

Una sensazione di forte sgomento, tanta tristezza e uno stato d’animo completamente perso. Un senso di vuoto e di smarrimento. Ma poi, in realtà, fu una chiacchierata con Alberto Amboni, mio caro amico, cantastorie e chitarrista, che mi ha portato ad approfondire la storia di Marielle Franco. Ho studiato il personaggio con la lente d’ingrandimento. Alberto è un cantastorie vero, serio, molto preparato. Riesce a trasmetterti la passione, che in fondo, non è altro che l’ingrediente primario per poter scavare fino in fondo tematiche importanti.

Cosa ci ha insegnato, Marielle Franco?

Ci ha insegnato che lottare per dei giusti valori è l’unica strada possibile per poterci sentire liberi.

Nella poesia “Per un grido” descrivi gli ultimi tragici istanti vissuti da Marielle. C’è un verso che mi colpisce in particolare. È quello in cui descrivi Marielle che giace sul ciglio della strada, che diviene il ciglio del mondo. In quel momento, per te lo stesso mondo è stato anch’esso ingannato e assassinato. Come mai?

Quando si uccidono delle persone, il fallimento è globale. Ma ciò che inganna quotidianamente il mondo è l’indifferenza. Il peggiore dei mali.

PER UN GRIDO

A Marielle Franco

Nel vento, sospirano parole che danzano libere.
Il colore vivo dei tuoi occhi sopra
un letto di echi scolpiti nella nuvola,
si nutre di te il canto di una danza
donna forte scalpita una fiamma con intorno
un palmo di terra, di fertile speranza.

«Cria da Maré» dentro un cerchio solitario.
La voce d’un sentiero, grembo materno
d’una favela pregna di malinconia;
è l’ombra d’un contorno arida via,
che s’assottiglia, nel fragore di un agguato!

Il rintocco di un tuono distante, lontano.
Fatale, l’incontro con la morte, tremenda
frenetica dentro una campana
il suono freddo d’una freccia scagliata
solitaria: gli occhi spenti di una donna
sul ciglio del mondo ucciso per inganno
e un tramonto, sipario esteso nella notte siderale.

FABIO STRINATI

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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