Se Campinas fosse una donna, potrebbe essere definita come l’ex prima dama Marcela Temer nella rivista Veja: bella, pudica e “casalinga”1. Non solo per il suo conservatorismo, ma anche perché è tra le città che definiscono verso quali direzioni il Brasile va.
Vicina discreta di San Paolo, da cui dista 90 km, è sempre stata tra i comuni più influenti del Paese, nonostante si mantenga ai margini dei riflettori. La sua importanza nella storia è maggiore di quanto molti immaginino e, ancora oggi, influisce fortemente sui destini della nazione. Se il potere ti attrae, Campinas è il tuo posto; ma se il tuo stile è born to be wild, ti annoierai.
La storia di Campinas
Le prime notizie di quella che oggi è la città di Campinas risalgono al XVIII secolo come luogo di passaggio delle bandeiras – spedizioni alla ricerca di metalli preziosi e indigeni da far prigionieri. Nell’Ottocento, Campinas fu protagonista del ciclo dello zucchero, entrando nel mercato internazionale come produttore grazie al suo terreno favorevole all’agricoltura. Successivamente, puntò sul caffè, che divenne il principale prodotto di esportazione del Brasile, e consolidò la sua posizione di città di grande influenza nella struttura politico-economica nazionale. Ne è prova il fatto che Manuel Ferraz de Campos Sales, eletto nel 1898 quarto presidente del Brasile, era proprio di Campinas.
Fu niente poco di meno con Campos Sales che si consolidò la República Velha e si tentò di rimediare al caos lasciato dai militari dopo il colpo di stato del 15 novembre 1889. Il presidente campineiro articolò la cosiddetta Política dos Governadores, concentrando tutto il potere nelle oligarchie statali, principalmente di San Paolo e Minas Gerais. Si distinse anche nella gestione economica del Paese, puntando a stabilizzare le casse impazzite sotto il governo dei marescialli e aprendo una complessa fase di negoziazione con l’Inghilterra, principale centro finanziario dell’epoca. Campos Sales organizzò il Brasile come meglio gli si addiceva, cioè favorendo i suoi, in particolare la borghesia del caffè di San Paolo. La Repubblica da lui concepita rese popolare il voto de capresto (voto di capestro), quello che costringeva le persone a votare per certi candidati con la forza – Lunga vita alla democrazia! La popolazione venne esclusa da tutta la ricchezza generata durante il suo governo e l’industria, alle prime armi, ne uscì danneggiata. Per questo motivo, al termine del suo mandato, il presidente di Campinas fu fischiato dalla gente.
Campinas oggi
Oggi, la città di Campinas ha un viale intitolato a Campos Sales ma, almeno fisicamente, è diversa da quella che era tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Poco o nulla rimane dei grandi engenhos2, dell’agricoltura e della fitta foresta che caratterizzava la regione; Campinas è un grande centro urbano di 1,2 milioni di abitanti provenienti da ogni luogo. A partire dagli anni Trenta del secolo scorso, con l’industrializzazione promossa dal governo Vargas, accolse tanti immigrati europei e italiani in particolare; tra gli anni ’70 e ’80, durante il regime militare, raddoppiò di dimensioni a causa dell’esodo dalla campagna verso la città.
Campinas è sopravvissuta ai cambiamenti senza mai perdere la propria posizione di rilievo tra chi gestisce il Brasile e continua a distinguersi come uno dei municipi più importanti del Paese.
Un polo di scienza e tecnologia
È qui che si trova l’Università di Campinas (Unicamp), centro di eccellenza nazionale che, insieme all’Università di San Paolo (USP), è tra le migliori del Brasile ed è considerata tra le più importanti al mondo. Ogni anno, la Unicamp plasma le menti privilegiate che influenzeranno le politiche nazionali ed estere.
Sempre a Campinas è stato recentemente inaugurato l’acceleratore di particelle Sirius, un laboratorio unico al mondo, del valore di circa 1,8 miliardi di reais. È una struttura simile ad uno stadio di calcio, con la differenza che al suo interno sono le particelle a correre e lo fanno alla velocità della luce, cioè a circa 300.000 km/h. Sirio, stella più luminosa del cielo notturno quando lo si osserva ad occhio nudo, adorata da popoli ancestrali e recentemente inserita nel concept film dell’artista statunitense Beyoncé, a Campinas fa il lavoro di un super-dispositivo radiografico in grado di analizzare micro e nano-strutture come atomi e virus.

Campinas: una realtà disuguale
Grazie alla Unicamp e a quest’ultima recente acquisizione, la città delle oligarchie si è rafforzata come polo tecnologico ma, ironia della sorte, il tasso di istruzione di questo municipio è basso. La scolarizzazione è il fattore che meno contribuisce a quello 0,8 di Indice di Sviluppo Umano (HDI), valore molto alto rispetto alla media nazionale, che Campinas può vantare. Cioè, sebbene sia uno dei principali poli scientifici e tecnologici in Brasile, la popolazione di Campinas non gode di un livello di istruzione adeguato. La disuguaglianza socio-economica fa sì che alcune zone della città, come Alphaville, abbiano un HDI più alto della Norvegia mentre altre, come Jardim Paulicéia, hanno valori paragonabili a quelli del Vietnam.
A giudicare dalla sua storia, non c’è dubbio che Campinas sia stata per lungo tempo una città ricca, capace di garantire istruzione, salute e benessere ai chi la vive: il suo PIL attuale è di 1,13 miliardi di reais. Tuttavia c’è un problema di fondo che sta nel modo in cui la ricchezza, accumulata sin dalle origini, è stata distribuita. I dati del 2019 indicano che a Campinas ci sono 84.000 famiglie a rischio sociale, di cui il 44% nella fascia di povertà estrema. Sembra che la tradizione oligarchica ereditata dall’epoca di Campos Sales sia sopravvissuta nei secoli.
Cosa vedere a Campinas
Se stai cercando cosa fare a Campinas, preparati ad esperienze molto tradizionali. La città ha una serie di parchi, il più popolare dei quali è quello della Lagoa do Taquaral, paradiso per chi ama lo sport e il contatto con la natura. Vale la pena allenarsi nella palestra all’aperto, passeggiare lungo la laguna o, per i più audaci, cimentarsi in una manovra di skateboard in Praça Arautos da Paz, proprio accanto al parco. Altro bel posto da visitare è il Parque Ecológico, che vanta una superficie di 110 ettari. È un’antica fattoria di caffè ricca di verde e con esempi ben conservati di architettura tipica della Campinas del del XIX secolo: belle case e un’elegante salone delle feste. Purtroppo gli edifici sono abbandonati e in stato di degrado. Uno di loro in passato ha ospitato il Museo della cultura afro-brasiliana ma, al momento, non c’è più alcuna attività se non l’azione della natura che incombe sui resti dell’epoca di Campos Sales.
Parlando di cimeli architettonici, la Estação Cultura è uno dei più grandi siti storici della città. Simbolo della modernità del XIX secolo, la vecchia stazione ferroviaria fu inaugurata nel 1872 e, nel suo periodo di massimo splendore, collegò diverse città dell’interno dello Stato, trasportando tanto i passeggeri quanto i sacchi di caffè fino al porto di Santos. Dopo un lungo periodo durante il quale fu del tutto dimenticata, la stazione è stata rivitalizzata e ora funziona come spazio culturale, ospitando eventi, conferenze e spettacoli.

Sempre in chiave culturale, una proposta interessante è quella del SESC Campinas, che si trova vicino al terminal degli autobus urbani. Aperta negli anni Settanta, è un’ottima struttura con piscine, campi sportivi e biblioteche, e propone un calendario ricco che va dallo sport, al teatro, alla musica e agli eventi letterari.
Cerchi un souvenir? Passa al mercatino hippie! Quaranta anni fa vi si riunivano i temerari che sfidavano la società più bigotta di Campinas, esponendo e vendendo i propri prodotti artigianali; oggi la feira hippie è una parte integrante della vita cittadina e, ogni sabato e domenica mattina fino al tardo pomeriggio, più di 600 espositori piantano le tende al Centro de Convivência Carlos Gomes.
A partire dal tramonto a Barão Geraldo, il quartier dove ha sede l’Unicamp, aprono le porte diversi bar e persino una locale, chiamato Brazuca e molto frequentato dagli universitari, dove ascoltare e ballare del buon forró. Niente di super underground, comunque. Nei bar di Cambuí, circondati dal fascino discreto della borghesia, troverete tanta birra artigianale, automobili di importazione e un ambiente forse eccessivamente elegante.
Infine, vi segnalo i quartieri di Joaquim Egídio e Sousas, che rifuggono un po’ dall’aggressiva logica urbana di Campinas e conservano ancora l’aspetto rurale fatto di natura e tranquillità. Grazie alle loro caratteristiche geografiche e alla distanza dal centro, i due distretti sono stati protetti dallo sviluppo urbano più sfrenato. È piacevole passeggiare lungo i sentieri e gustare della buona cucina nei classici ristoranti di queste zone.
In definitiva, Campinas è sicuramente una città che non ti capovolgerà, non susciterà sentimenti profondi, né ti farà battere forte il cuore. Bella (ci sono pareri opposti al riguardo), pudica e familiare, ti ci sentirai al sicuro e a tuo agio. Il suo passato influente e il presente di centro tecnologico ti faranno sentire vicino ai circoli del potere, ma è probabile che la disuguaglianza sociale e la vita pacata ti faranno dubitare del fascino della tradizione oligarchica.
1 Nel 2016 l’ex presidente Temer definì la sua consorte “Bela, recatada e do lar” suscitando forti polemiche.
2 Fabbriche di zucchero.




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