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“Desde que o samba é samba”: Paulo Lins e quei bassifondi di musica e poesia

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"Desde que o samba é samba" (la foto è di: @Meelow ed è pubblicata su Flickr).
"Desde que o samba é samba", secondo romanzo di Paulo Lins, racconta la Rio de Janeiro degli anni Venti, quando si sviluppò il samba e nacque la moderna cidade maravilhosa.
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uando nel maggio del 2012 lo comprai alla Livraria Cultura di Brasilia, non sapevo di aver messo nello scaffale uno dei ritratti più autentici e poetici di Rio de Janeiro.

“Desde que o samba é samba” è il secondo romanzo di Paulo Lins. L’autore magari non tutti lo conoscerete. Di certo, però, se siete su questo blog, avrete sognato, apprezzato o sentito parlare del suo primo lavoro letterario: “Cidade de Deus” sapientemente tradotto per il cinema da Fernando Meirelles.

Del predecessore, “Desde que o samba é samba” non avrà forse avuto lo stesso eco internazionale. Eppure è un libro incredibile. Bello. Avvincente.

In trecento pagine, Paulo Lins racconta la Rio de Janeiro degli anni Venti del secolo scorso. Descrive un mondo che formalmente aveva da poco messo nel cassetto la schiavitù, ma che ancora faticava ad accettare le differenze e a riconoscere i diritti degli ultimi. È il brodo primordiale sviluppatosi intorno al nucleo del quartiere di Estácio, di Praça Onze e della pequena África, in cui si sono generati il samba e gran parte della cultura carioca.

Tra una favela sorta da poco, stradine oscure, bar e botecos malfamati, circolano personaggi loschi ma, a modo loro, pieni di passione per la musica, per la bellezza, per la poesia.

Destini annodati tra loro che, schiacciati dalle pulsioni più basse o innalzati da spinte appassionanti, insieme inventeranno quel ritmo che ancora oggi fa danzare, ridere, sudare e innamorare milioni di esseri umani. Note ancestrali da cui nasceranno scuole di samba, blocchi e carnevali. Con tutto quello che si portano sulle spalle.

“Samba de verdade tinha que ter o sal do batuque dos terreiros de Umbanda e Candomblé, uma batida grave pra marcar, umas agudas pra recortar. Era só fazer a segunda e a primeira bem definidas, botar o ritmo pra frente, que nem se toca na macumba pra fazer santo baixar e subir quebrando demanda, levando o mal para sumir no infinito de Aruanda e espelhar a paz no coração dos filhos da terra. Essa coisa de ficar imitando os portugueses, os franceses, os argentinos estava na hora de parar. A boa era dar continuidade à batida que vinha dos países da África, das senzalas, dos quilombos, dos terreiros, do lundu. Samba pra desentortar esquina, tirar paralelepípedo do chão, engrossar a batata da perna, espantar os males de quem anda, canta e dança. Samba para se desfilar na rua”.

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La copertina di “Desde que o samba é samba” di Paulo Lins.

Paulo Lins narra la storia di personaggi dei bassifondi come Brancura, Sodré e Valdirene che, in un susseguirsi di episodi degni delle più intricate trame cinematrografiche, convivono con i primi maestri del samba, come Ismael Silva, con gli intellettuali dell’epoca interessati alle nuove avanguardie culturali, come Manuel Bandeira e Mario de Andrade, e con mães e pais de santo della nascente Umbanda.

L’ho divorato “Desde que o samba é samba”. L’ho fatto dopo averlo colpevolmente lasciato per cinque anni nella mia libreria, rimandandone la lettura. Pagina dopo pagina, Paulo Lins mi ha accompagnato lungo un’immersione nella storia più profonda di Rio de Janeiro. Lo ha fatto, nella massima armonia, con la maestria di un illustratore e della sua matita e con l’accuratezza di un ricercatore e dei suoi documenti storici.

Non so poi se è una mia impressione, ma se da un lato c’è il ritratto di una Rio de Janeiro vecchia di quasi cento anni, dall’altro ci sono questioni come le diseguaglianze, le discriminazioni e il crimine organizzato che, purtroppo, sono più aperte che mai anche nella Rio di oggi. Sembra che il libro parli del passato ammiccando al presente, nella migliore tradizione dei romanzi storici.

Mi sono emozionato, a leggere “Desde que o samba é samba”. Ve lo consiglio, sperando vi dia altrettante emozioni carioca.

“A poesia é a verdade. É só seguir a poesia que tá tudo dominado”.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l’unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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