Meu Rio

Settembre 2018, Rio de Janeiro: il sogno che brucia

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Le fiamme al Museo Nazionale di Rio de Janeiro.
Alcune riflessioni dopo l'incendio che ha devastato il Museo Nazionale di Rio de Janeiro, edificio storico nella Quinta da Boa Vista, pieno di tesori naturalistici e culturali e tra le massime istituzioni scientifiche brasiliane.

Il 3 settembre 2018 il Brasile si è svegliato più povero. Non si tratta di una tempesta sui mercati, di una crisi finanziaria o di un picco dell’inflazione. Si tratta di aver perso la memoria.

Le immagini del Museo Nazionale di Rio de Janeiro che brucia non sono solo il ritratto di un evento catastrofico ma la testimonianza di come un intero paese abbia volatilizzato un pezzo della sua storia in un attimo.

Sono andati in fumo i duecento anni del Museo. Sono evaporati i secoli di culture ancestrali condensati nei reperti raccolti nelle sue sale. Sono diventati improvvisamente incandescenti, fino a scomparire, i millenni conservati nelle collezioni e nei cataloghi che descrivevano il territorio brasiliano e la sua natura da un punto di vista scientifico.

Se avessero avuto una coscienza, questi oggetti così preziosi avrebbero pensato di trovarsi al sicuro tra i corridoi di quest’edificio dal sapore antico, frutto dell’intuizione di un imperatore di certo più illuminato di chi governa il Brasile di oggi.

È andato tutto in fumo. Milioni di reperti. Storia, vita, natura, lavoro, impegno, fatica.

Quello che fa più male è veder estinguersi un sogno. Quello di dare al Brasile e a Rio, sua vecchia capitale, una grande istituzione scientifica. Quello di credere che quel paese, che usciva orgoglioso dal colonialismo e aboliva la schiavitù, avesse la necessità e l’obbligo di buttarsi in avanti, rischiare, migliorare, crescere, distribuire cultura.

Fa ancora più male sapere che tanti sogni non nasceranno. Che molti bambini avranno una chance in meno di togliere gli occhi dal “telefonino intelligente” e lanciarli su tanta bellezza. Fa male sapere che le scolaresche di ragazzini non potranno entrare qui, spalancare la bocca, disegnare il passato nella loro testa e immaginare ciò che sarà del mondo e della loro vita. Fa male sapere che i nonni non potranno prendere per mano i loro nipoti e guidarli in mezzo a tanto incanto.

Molti non saranno d’accordo. Eppure, si vive di cultura e, al di là di come siano andati i fatti, un paese che non riesce a tutelarla e farne tesoro per le future generazioni, è un paese sull’orlo del fallimento. Un paese che ha perso la bussola e ha poco da raccontare. Una società che perde l’anima.

L’anima. Ecco, l’unica speranza è che nelle fiamme di un giorno così triste, questa sia riuscita a nascondersi tra un fossile di dinosauro, uno scudo indigeno e lo scheletro di una balena e abbia potuto salvarsi almeno un po’ per potersi riprodurre e tornare a splendere.

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La facciata dello storico Museo Nazionale di Rio de Janeiro alla Quinta da Boa Vista.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

4 commenti

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  • Caro Simone,
    Non ho parole per dire come sono sconvolta su questa tragedia che è sucesso qui a Rio. Come sempre sei stato bravo nel tuo articolo. Ed è così che me la sento… come se non ci fosse più la terra sotto i miei piedi. Cerco di capire, di trovare i miei ricordi di questo posto, da quando sono stata lì con mia bambina, da quando sono stata lì con gli amici del Turismo…
    Siamo un paese senza memoria, senza cultura, senza rispetto con le cose publiche… Abbiamo ancora molta strada da fare!
    Ti saluto piangendo…
    PS: Purtroppo non ho fatto in tempo di andarci a la mostra “Expedição Coral: 1865 – 2018”, che hai suggerito…

    • Cara Bia, condivido il tuo stato d’animo e ho cercato di descriverlo in questo mio breve articolo. Spero che, oltre ad accertare le responsabilità, in futuro si investa di più in cultura. Su una cosa però dissento (e lo faccio per tirarti su il morale per quel poco che mi è possibile): il Brasile è un paese dall’immensa cultura. La respiri nelle tradizioni, nelle espressioni artistiche, nella ricchezza linguistica, nel miscuglio di storie, etnie e provenienze. Da qui deve ripartire. E ripartirà! Un abbraccio e a presto, Simone

  • Certo che possiamo TUTTI piangere la perdita di una preziosa eredità di ciò che la storia ci ha donato.
    E devo confessare che sono stato fortunato a poter visitare e gustare tutto ciò che conteneva quel bel Paço de Sao Cristovão, trasformato in Museo Nazionale del Brasile, alcune volte e l’ultima proprio il mese prima della tragedia che lo ha avvolto tra le fiamme l’anno scorso. E quindi possiamo restare tristi di fronte a tale perdita culturale. Tuttavia vorrei solo qui aggiungere una considerazione al (purtroppo) unico commento che vedo qui nel sito. Anzi, senza alcuna polemica, vorrei commentare una frase dell’articolo, Simone, che indica il Palazzo del Museo quale …”frutto dell’intuizione di un imperatore di certo più illuminato di chi governa il Brasile di oggi.”… Ecco, a parte alcune considerazioni , che tralascio (anche per brevità) circa la valutazione storica del re João VI de Bragança, che fece erigere il Palazzo, il giudizio di certa inferiore illuminazione su chi governava il Paese all’epoca dell’articolo, la trovo indubbiamente “ingenerosa”. Non vorrei qui paragonarla a quella dell’attuale governo , il che ci porterebbe troppo lontano, ma invece vorrei riportare la attenzione sulle reali responsabilità di chi doveva presidiare tale importante monumento storico e culturale. Chi ha conosciuto davvero quel sito forse potrà rendersi conto di come le “maestranze” del Museo “presidiavano” quell’importante edificio. Dovremo riflettere sulla maniera con cui fossero “presenti ed attenti” la Direzione del Museo, quanto lo fosse il personale di sorveglianza e il suo livello di professionalità, e quale fosse la funzionalità dell’impiantistica di sicurezza dell’edificio. Chi passava nelle varie sale e corridoi del Museo poteva continuamente constatare quale fosse la assoluta noncuranza e disattenzione del personale di sorveglianza, maggiormente dedito a manipolare il proprio onnipresente smartphone, invece di prestare attenzione a eventuali irregolarità da parte di visitatori o possibili malfunzionament0 di impianti ed inneschi d’incendio. Purtroppo questo è avvenuto il 3 settembre dell’anno scorso ed ora ci lamentiamo della enorme perdita . Ormai poco conta la genesi del Palazzo di cui l’antico monarca portoghese godeva per i suoi agi abitativi, e nemmeno la modalità di buona amministrazione politica che i precedenti governi brasiliani hanno dato al Paese “carioca”.

    • Caro Ettore, scusami per la tardiva risposta e grazie per il tuo commento. L’incendio al Museo Nazionale è stata una perdita enorme a prescindere da circostanze, modalità e responsabilità che non sta certamente a noi valutare e che, credo ce lo auguriamo tutti, saranno chiarite in modo definitivo.

      Rispetto al mio giudizio “ingeneroso” su chi governava il Brasile all’epoca dei fatti, è un mio punto di vista, certamente. Fatto salvo tutto ciò che non è comparabile viste le epoche assai diverse di cui parliamo, lo confermo a pieno: credo che i fatti storici degli ultimi mesi lo confermino; credo che gli annunci di tagli economici e della rimozione delle materie umanistiche dall’insegnamento universitario – e ci metto anche l’antropologia culturale, un caposaldo del fu Museo Nazionale – che l’attuale Governo ha annunciato nei confronti al sistema delle università federali, lo confermino ancor di più (e il Museo Nazionale dipende dall’Università Federale di Rio de Janeiro).

      Detto ciò, la mia è un’opinione personale, rispetto tutte quelle altrui (e le pubblico) e, torno a dire, la cosa più triste è che oggi non è più possibile entrare in quell’edificio così bello e conoscere l’universo brasiliano. Un abbraccio.

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