Interviste

Il Diario Portoghese e la lingua della saudade: intervista a Michela Bennici

Azulejos nel quartiere dell'Alfama a Lisbona
Azulejos nel quartiere dell'Alfama a Lisbona.

[highlight style=’smoke’]Intervista a Michela Bennici, fondatrice e responsabile del blog “Il Diario Portoghese”, strumento di informazione unico nel suo genere in Italia e canale per la diffusione della cultura in lingua portoghese.[/highlight]

[dropcap style=’circle’]P[/dropcap]oco tempo fa ho scoperto un blog incredibilmente interessante per quanti, come il sottoscritto e immagino molti dei lettori di DentroRiodejaneiro, sono interessati alla letteratura e ai fenomeni culturali brasiliani e degli altri paesi di lingua portoghese.

Il portoghese è una lingua affascinante, così impregnata di saudade, allegra e dolce al tempo stesso, specchio di un popolo che, affacciandosi sull’oceano, simbolicamente ha sempre ricercato il nuovo. Lingua di navigatori ed esploratori e strumento creativo per poeti e scrittori.

Probabilmente il Brasile sarebbe molto diverso da come lo conosciamo (o lo sogniamo) se la lingua ufficiale fosse stata il francese o l’inglese. Lo sapeva bene Chico Buarque quando, insieme a Fafá de Belém, nell’emozionante “Fado Tropical” cantava:

“Sabe, no fundo eu sou um sentimental. Todos nós herdamos no sangue lusitano uma boa dosagem de lirismo”.

Il blog in questione si chiama Il Diario Portoghese ed è curato da Michela Bennici, esperta di editoria e letteratura in lingua portoghese, insieme ad Ada Milani. Dopo essere diventato lettore del Diario Portoghese, ho pensato di entrare in contatto con la redazione. L’intervista che segue è uno dei risultati di questo contatto che, ne sono convinto, porterà molte altre cose interessanti nel pianeta DentroRiodejaneiro.

Vi consiglio di leggere Il Diario Portoghese e di seguirne la pagina su Facebook. Vi si aprirà un mondo e riceverete tante informazioni di qualità sulla cultura che parla portoghese.

Azulejos nel quartiere dell'Alfama a Lisbona
Azulejos nel quartiere dell’Alfama a Lisbona.

Intervista a Michela Bennici, responsabile del blog “Il Diario Portoghese”

Ciao Michela, come e perché nasce il Diario Portoghese?

Ciao Simone, innanzitutto ti ringrazio per avermi ospitato sul blog DentroRiodejaneiro, progetto che seguo e apprezzo molto.

Il Diario Portoghese nasce nel gennaio del 2011. Al tempo io e Ada Milani (co-fondatrice del blog) studiavamo la lingua e le culture dei Paesi lusofoni presso l’Università degli Studi di Milano. Mano a mano che il nostro interesse aumentava, cresceva in noi il desiderio di creare un progetto che potesse parlare della straordinaria ricchezza culturale, storica e linguistica di questi paesi, intendendo per paesi di lingua portoghese non solo il Portogallo e il Brasile, ma anche Angola, Mozambico, Capo Verde, Guinea Bissau, São Tomé e Príncipe e Timor Est. Ci siamo quindi proposte di fondare un blog con lo scopo di parlare di questo spazio geografico, senza cedere alla tentazione di scadere in facili banalizzazioni, né di chiuderci nello specialismo accademico. Non so se ci siamo riuscite, la parola ai nostri lettori.

Che argomenti tratta il tuo blog?

Il Diario Portoghese tratta qualsiasi tipo di argomento, nel senso che non è un blog letterario. Cerco di variare il più possibile, di offrire ai lettori un panorama quanto più ampio e interessante. Così come cerco di riservare a ciascuno dei paesi di lingua portoghese uno spazio più o meno equilibrato. Non sempre è semplice, le notizie che ci arrivano dal Brasile e dal Portogallo sono molto più abbondanti, ad esempio, rispetto a quelle che ci arrivano da Angola e Mozambico. Ma questo non significa che questi ultimi due paesi abbiano meno da raccontare, solo che il reperimento delle fonti è un pochino meno rapido. Sapevi ad esempio che l’Angola è stata ospite della 55/ma Biennale d’arte di Venezia? Quasi nessuno ne ha parlato ed è un vero peccato.

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Un’antica mappa del Brasile.

Perché la letteratura in lingua portoghese è poco diffusa in Italia?

Credo che la letteratura di lingua portoghese sia poco diffusa nel nostro paese perché scarsa è ancora oggi la conoscenza delle culture e della storia di questi Paesi. Se ne parla poco, si traduce poco. Non molti sanno, ad esempio, che la lingua della letteratura in Angola e Mozambico è il portoghese.

Che libri consiglieresti a chi vuole avvicinarsi a questo mondo?

Ricordo che i primi libri che mi consigliarono di leggere furono: “Jubiabá” del brasiliano Jorge Amado; “Niketche. Una storia di poligamia” della scrittrice mozambicana Paulina Chiziane e “I due fratelli” del capoverdiano Germano Almeida. Data l’estrema ricchezza del panorama letterario, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, ma giro a chi vuole avvicinarsi a questo mondo gli stessi consigli.

Da dove viene la tua passione per il mondo lusofono?

Come dicevo prima, ho studiato lingua e letteratura portoghese all’università, ma la scelta iniziale di intraprendere questo percorso è stata del tutto casuale. Mi sentivo attratta verso quei mondi, senza saperne bene il perché. Più studiavo la storia, la letteratura e la lingua di questi paesi, più me ne incuriosivo. Poi l’interesse si è trasformato in passione.

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Manuel Bandeira in una caricatura di Jack’s Arts.

Una poesia brasiliana che ti emoziona?

“O rio”, di Manuel Bandeira:

“Ser como o rio que deflui
Silencioso dentro da noite
Não temer as trevas da noite.
Se há estrelas no céu, refleti-las.
E se os céus se pejam de nuvens,
Como o rio as nuvens são água,
Refleti-las também sem mágoa
Nas profundidades tranqüilas”.

Chi preferisci tra gli scrittori brasiliani?

Sono moltissimi ma, a parte i classici, citerei alcuni autori che ho scoperto da poco e che ho apprezzato: Nei Duclós, João Ubaldo Ribeiro e Flavia Cristina Simonelli, scrittrice italo-brasiliana di cui la casa editrice Vittoria Iguazú ha pubblicato di recente il terzo romanzo, “Assenza”.

Secondo te cosa rende così speciale la lingua portoghese?

Ogni lingua ha delle caratteristiche che la rendono speciale rispetto alle altre. Nel caso della lingua portoghese, ciò che amo di più è l’estrema ricchezza lessicale – soprattutto nel caso della variante brasiliana – e il suono dolce. Alcune regole grammaticali, poi, sono tipiche solo della lingua portoghese. Penso ad esempio all’infinitivo pessoal, un infinito che ha desinenze personali e si accorda con il soggetto. È stata la regola più difficile da imparare!

Angola, Brasile, Capo verde, Guinea Bissau, Mozambico, Portogallo, São Tomé e Principe e Timor est: paesi diversi e lontani ma allo stesso tempo con tante cose in comune. Per quale ragione?

Sono legati da ragioni storiche e linguistiche, ma al di là di questo ognuno di questi paesi ha un’unicità e una specificità propria.

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Mia Couto, scrittore mozambicano.

Si sta muovendo qualcosa nel panorama culturale e editoriale italiano rispetto ai paesi lusofoni?

Alcune case editrici hanno basato il loro catalogo o parte di esso sui libri di lingua portoghese (solo per citarne alcune, La Nuova Frontiera, Urogallo, Vittoria Iguazu). Sono stati pubblicati autori di lingua portoghese da case editrici che sino a poco fa non si interessavano a questo specifico ambito letterario (penso a Exòrma, ad esempio, con la pubblicazione del bel libro di Ana Maria Machado, “Infamia”). Inoltre, la celebre Sellerio ha da poco pubblicato uno dei più grandi autori mozambicani contemporanei, Mia Couto. Moltissimo ci sarebbe ancora da fare, ma sembra che ci siano timidi segnali di apertura.

C’è un romanzo o un autore che ha meglio raccontato Rio de Janeiro?

Voglio essere sincera, non ho letto molti romanzi che abbiano come sfondo Rio de Janeiro o in cui la città venga descritta a fondo. Citerei quindi “Cidade de Deus”, romanzo del 1997 di Paulo Lins, adattato al cinema dal regista Fernando Meirelles. Chi ha letto il libro o ha visto il film però saprà che è ambientato nella favela di Rio de Janeiro, la Cidade de Deus per l’appunto, e che quindi la descrizione della città è limitata a una particolare zona.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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