Interviste

As Madalenas: il Brasile, l’Italia e due voci che donano emozioni

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As Madalenas (foto di A. Ammazzalorso).

[highlight style=”smoke”]Si chiamano As Madalenas e il loro progetto artistico è una novità nel panorama musicale legato al Brasile in Italia: di seguito l’intervista per il nostro blog.[/highlight]

[dropcap style=”circle”]C[/dropcap]hi segue il panorama della musica che viaggia tra Italia e Brasile le conoscerà e saprà che capita raramente che un progetto musicale fatto con tanta qualità riesca ad emergere.

Mi riferisco al duo chiamato As Madalenas, al secolo Tati Valle e Cristina Renzetti, che sta girando per l’Italia da un po’ di tempo, regalando vibrazioni positive grazie a due voci che non passano inosservate, alle corde di una chitarra senza fronzoli e al batuque del pandeiro.

Voz, violão, pandeiro, sorrisi e tanti concerti in cui As Madalenas propongono loro brani e pezzi più o meno classici della scena brasiliana arrangiati o tradotti con cura (io ho apprezzato da subito la loro bella versione di “Calo de Estimação”, choro registrato nel 1944 da Zé da Zilda).

La dimensione ao vivo è centrale nell’evoluzione e nella crescita del duo. Bello che, in tempi in cui nel lanciare nuovi musicisti predominano gli spettacoli televisivi, possa esistere un progetto musicale in cui contatto con il pubblico, impegno, tecnica, arte e passione convivono. C’è tutta una sabedoria dietro As Madalenas. Una saggezza, fatta di collaborazioni musicali, studio, viaggi, incroci e mescolanze culturali, che la si ascolta facendo partire le note del loro lavoro discografico “Madeleine”. L’album racconta parte del percorso delle due artiste. Il risultato è una sintesi raffinata ma sempre popolare, innovatrice ma sempre legata alla tradizione, intima ma allo stesso tempo aperta all’allegria. Insomma, “Madeleine” è un disco che stupisce senza mai essere eccessivo ed è ricco di armonie che, prima di entrare, bussano alla porta. Complimenti!

Ho intervistato Tati e Cristina per DentroRiodejaneiro. Buona lettura.

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As Madalenas (foto di A. Ammazzalorso).

As Madalenas: l’intervista

Iniziamo dal nome: perché “As Madalenas”?

Madalena, come Izaura o Amélia, è uno dei nomi femminili più usati nella musica popolare brasiliana, nel samba in particolare, per identificare, diciamo, un tipo femminile. Amélia, ad esempio, è la donna devota alla casa e al suo uomo, senza fronzoli. Madalena è una donna che si prende cura della casa, lavora, ama con devozione ma non perde la vanità e la voglia di ballare! Abbiamo scelto questo nome perché ci piaceva quest’idea di femminilità “madalenica”.

Una nata in Umbria e l’altra in Paraná: come vi siete incontrate?

Ci siamo conosciute alla festa di matrimonio di un amico comune musicista, in Abruzzo. In quel periodo Cristina stava vivendo in Brasile e stava lavorando al suo disco da solista e all’omaggio a Jackson do Pandeiro nel programma televisivo “Som Brasil” della Rede Globo. Io invece ero in tour con un artista italiano, in giro per gli studi della Rai e stavo lavorando al mio primo disco da solista. La nostra storia è piena di piccole coincidenze!

Dopo questo primo incontro è passato un po’di tempo, finché due anni fa ci siamo riviste per un caffè e, nel giro di pochi minuti, siamo andate a prendere le chitarre e ci siamo messe a cantare e suonare insieme. Era nato il duo.

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“Madeleine”, nuovo lavoro discografico delle As Madalenas.

“Madeleine”, il vostro nuovo album, contiene pezzi molto diversi tra loro eppure il risultato si distingue per grande classe, compattezza e omogeneità. Come ci siete riuscite?

L’album nasce dopo più di un anno di live dove abbiamo maturato non solo il nostro repertorio, ma anche la nostra identità musicale. La musica popolare brasiliana è sicuramente la nostra prima scuola e fonte d’ispirazione. Ci siamo, però, divertite a trovare connessioni sonore con la canzone italiana, con Arto Lindsay e anche con brani originali.

Perché un brano di Paolo Conte a dare il nome al disco?

Ci piaceva l’idea che il disco contenesse un brano in cui ci fosse una “Madalena” protagonista. Abbiamo passato in rassegna molti samba brasiliani ma alla fine l’ha spuntata questo brano italiano dal titolo francese. Ci siamo innamorate di questo brano di Paolo Conte e del suo testo meraviglioso, che cantiamo a due voci come un sussurro: “Qui, tutto il meglio è già qui e non ci sono parole per spiegare o capire”. Un richiamo alla semplicità e all’amore.

Cristina, cosa vuol dire per un’artista italiana trovarsi nella scena musicale brasiliana?

Imparare tantissimo sulla musica e sul fare musica! Ho avuto la fortuna di lavorare cinque anni nella scena musicale carioca e di conoscere e collaborare con alcuni dei migliori musicisti della mia generazione. È stato meraviglioso e anche difficile, perché quelle del samba e dello choro in particolare sono scene musicali basate su una tradizione molto forte e radicata. Come dice il samba, bisogna “pisar devagarinho” su quel terreno, camminarci piano piano, con grande rispetto e umiltà.

Tatiana, cosa vuol dire per un’artista brasiliana trovarsi nella scena musicale italiana?

Per me è stato un grossissimo cambiamento. Sono passata da un paese come il Brasile, dove la gente consuma musica a scatola chiusa tutti i giorni, ad un altro dove il pubblico “não paga para ver”, cioè “non consuma nuove proposte”. Quello che non è conosciuto, a livello mediatico intendo, ha poco valore. Ho trovato nella scena jazz moltissimo interesse per la musica brasiliana e sono nate diverse collaborazioni che mi hanno insegnato molto. La mia sensazione, però, è che la musica (nel senso artistico) in Italia stia diventando un “articolo di lusso”.

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As Madalenas in concerto.

Per favore, vorrei che entrambe diceste tre parole: una per samba, una per choro e una per bossa nova.

Tati: radice, essenza, jazz.
Cristina: corpo, miscela, Jobim.

Dove è possibile trovare il vostro album?

In tutti i negozi digitali come iTunes e Amazon. Il disco fisico è disponibile nei negozi convenzionati con il nostro distributore Audioglobe oppure ordinabile da catalogo in tutti i negozi di dischi.

Che progetti avete per il futuro?

Mentre raccogliamo con gioia i frutti di “Madeleine”, stiamo preparando il nuovo live che probabilmente diventerà lo spunto per il prossimo album. Ovviamente è una sorpresa!

Secondo la vostra esperienza, quanto è importante la musica in una città come Rio de Janeiro e nella vita dei carioca?

Vitale, essenziale! In connessione diretta con la vita pulsante della città, con i suoi quartieri, os morros, as praias, os botecos, as avenidas! Nel nostro disco c’è un brano di un compositore carioca, Guinga, con il testo di un altro celebre letrista di Rio, Aldir Blanc, in cui si parla proprio di questo: tutto può essere musica, la si può trovare “in tutto ciò che vola e tutto ciò che striscia per terra”!

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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