Interviste

Alberto Riva: intervista a uno scrittore tra Italia e Brasile

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Alberto Riva a Rio de Janeiro

[highlight style=’smoke’]Intervista ad Alberto Riva, scrittore e giornalista esperto di Brasile che ha pubblicato libri e reportage sul paese verde-oro.[/highlight]

[dropcap style=’circle’]È[/dropcap] forse l’italiano che negli ultimi anni meglio ha raccontato Rio de Janeiro e il Brasile.

Ha vissuto molti anni nella cidade maravilhosa. Collabora con molte testate giornalistiche con racconti e reportage dal Brasile. Conosce a fondo il jazz e la musica brasiliana. Ha scritto e continua a scrivere libri che chiunque ami il Brasile deve avere negli scaffali della propria libreria. Si chiama Alberto Riva, è nato a Milano nel 1970 e ha anche un blog che si chiama L’Osservatore Carioca.

Personalmente sono un grande estimatore dei suoi libri, di cui consiglio a tutti la lettura.

Il romanzo “Sete” non si può non leggere, poiché narra, con una trama avvincente, aspetti controversi del Brasile di oggi oltre a raccontare la vita di personaggi ben pensati e appassionanti. Seguire i pappagalli fino alla fine è un grande racconto tutto dedicato a Rio de Janeiro: libro che chi vuole viaggiare a Rio deve leggere poiché è una splendida introduzione alla città. “Il mondo è ingiusto” è il racconto, a cura di Alberto Riva, dell’incontro con uno dei più grandi brasiliani di sempre: l’architetto Oscar Niemeyer.

Insomma, i libri di Alberto Riva sono una lente di ingrandimento su quel grande palcoscenico in bilico tra tradizione e cambiamento (con tutto quanto ne deriva) che è il Brasile di questi anni.

Ho intervistato Alberto per il pubblico di DentroRiodejaneiro pochi giorni fa e gli spunti che ne sono usciti sono di grande interesse: molti di voi si ritroveranno nelle sue parole. Buona lettura!

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Alberto Riva a Rio de Janeiro

Intervista ad Alberto Riva

Ciao Alberto, ci racconti come è nato e come si è evoluto il tuo legame con il Brasile?

Fin da quando molto giovane ascoltavo jazz la curiosità mi ha condotto alla musica brasiliana. Poi sono arrivati i romanzi di Jorge Amado e qualche film, come quello tratto da Dona Flor e i suoi due mariti, di Bruno Barreto. E sempre tanta musica, con un passaggio epocale dalla Bossa Nova e il samba-jazz alla voce di Caetano Veloso, che mi sconvolse. Mi piaceva anche Chico Buarque, ma non capivo la lingua e allora non ne intuivo la grandezza.

Quando sono arrivato a Rio de Janeiro ho capito perché sentivo una forte attrazione, mi pareva di essere tornato a casa. A quel punto avevo già scoperto tanta altra musica, e dopo aver imparato la lingua mi si è spalancato l’universo brasiliano nella sua interezza. Comprese nuove scoperte culturali: la musica caipira, l’arte di Candido Portinari e di Aldemir Martins, le cronache di Nelson Rodrigues, la voce di Fernanda Montenegro, la chitarra di Raphael Rabello, i versi di Mario Quintana e Ferreira Gullar, tanto per fare qualche esempio.

Cosa significa per te Rio de Janeiro?

Rio è una presenza costante nei miei pensieri, nelle mie emozioni e dunque, per naturale conseguenza, nella mia scrittura.

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Seguire i pappagalli fino alla fine. Voci di Rio de Janeiro – Alberto Riva

Qual’è il più “carioca” dei tuoi libri?

Certamente “Seguire i pappagalli fino alla fine, il cui sottotitolo è “Voci di Rio de Janeiro”. Più carioca di così!

Rio è una città capace di dare ispirazione? Cosa la rende così affascinante?

Rio de Janeiro fa parte di quel ristretto gruppo di città che hanno un’anima; è una creatura vivente che pulsa e trasferisce le sue emozioni su chi ci passa, chi ci abita e soprattutto su chi se ne va. Per questo motivo ispira e commuove, e talvolta fa anche molto arrabbiare.

A renderla affascinante sono, per me, essenzialmente due caratteristiche: quella fisica, cioè la sua posizione geografica unica, dove in un sol colpo si trova mare, montagna, foresta, laguna e metropoli; e poi la sua diversità, i suoi contrasti che, in una maniera che è solo brasiliana riescono a convivere e ad armonizzarsi.

L’apartheid carioca è diverso dagli altri apartheid, come quello che si incontra per esempio nelle città africane. Alcune caratteristiche culturali molto importanti di Rio, purtroppo, nascono dalle sue ingiustizie. Basta pensare al samba. E così, in qualche modo, assai strano, sono tollerate.

Come si sta evolvendo la vita culturale carioca?

Rio, se la confrontiamo a San Paolo, è senza dubbio più provinciale, è fatta di tribù ristrette. Un ingrediente fondamentale della cultura carioca è il samba della Lapa dove, a intervalli di tempo variabili, emergono talenti molto importanti magari provenienti da altre parti del Brasile, e che a Rio trovano la maniera di esprimersi.

Non vedo a Rio de Janeiro un’evoluzione culturale marcante, anche se la città ospita sempre più eventi, spettacoli, concerti, mostre: si evolve, cioè, come qualsiasi altra grande città che si trovi oggi sulle rotte internazionali.

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Il mondo è ingiusto – A cura di Alberto Riva

Raccontaci un po’ del tuo incontro con un personaggio del calibro di Oscar Niemeyer?

Ho incontrato Niemeyer la prima volta nel 2005 mentre scrivevo “Seguire i pappagalli fino alla fine”. Aveva 99 anni e mi colpì enormemente per la sua simpatia e l’acutezza del suo ragionamento.

Tre anni fa, insieme alla mia editor di Mondadori, Gabriella Ungarelli, abbiamo pensato a un libro esclusivamente con lui, che riunisse il suo pensiero. Nel frattempo il dottor Oscar aveva centoquattro anni e l’impresa pareva impossibile. E invece, come sempre, lui e sua moglie Vera si sono dimostrati entusiasti e disponibili. E così è nato “Il mondo è ingiusto, che poi è risultato, ahinoi, suo ultimo libro.

Di Niemeyer rimangono impresse due cose: il calore umano e la padronanza con cui parlava della sua arte, l’architettura, che per lui era come un gioco. E anche una terza cosa: la sua voce.

Che impatto stanno avendo, secondo il tuo punto di vista, i mega-eventi di questi anni su una città come Rio de Janeiro?

L’impatto dal mio punto di vista è negativo, sebbene vi siano aspetti positivi come un’aumento, oggettivo, delle opportunità di lavoro per i carioca e anche per gli stranieri.

Rio, come altre città brasiliane, ma forse più di tutte, vive una speculazione economica che tocca punte surreali. I prezzi, dalle bibite in spiaggia agli hotel alle attività turistiche ai beni di prima necessità, sono fuori di controllo e ho notato che si sta verificando una mutazione non piacevole. Rio sta diventando una città dove si avverte la tentazione di approfittarsi del momento, dei turisti, ma non solo: è oggi una città dove chiunque venda qualcosa può alzare il prezzo quanto vuole. Questo andazzo furbesco rischia di rovinare veramente l’anima informale di Rio de Janeiro, che era una delle sue principali qualità.

“Seguire i pappagalli” inizia con una dedica a una donna morta a causa di una bala perdida. È cambiato qualcosa nella gestione della “questione favelas”?

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UPP a Morro dos Macacos (foto: F.Dana)

Sì, il libro è dedicato alla memoria di una ragazzina di tredici anni morta mentre portava sua sorella a scuola nel Morro dos Macacos, una favela del centro di Rio de Janeiro.

In questi anni la gestione delle favelas ha visto l’implementazione delle cosiddette Unità di Polizia Pacificatrice, vale a dire battaglioni di Polizia Militare che presidiano in pianta stabile alcune comunità, scacciando il locale narcotraffico. Sono da sempre critico nei confronti di questa politica emergenziale che non incide sulle ragioni profonde della disparità sociale ma soltanto su un sintomo, cioè la favela. Mentre all’opinione pubblica si danno in pasto le poche UPP in altre centinaia di favelas tutto continua nello stesso modo. Continuano a morire persone a causa di proiettili vaganti e non è cambiato nulla. Inoltre, la Polizia Militare di per sé non è garanzia di sicurezza né di democrazia. Abbiamo visto, recentemente, il caso di un muratore, Amarildo, torturato e fatto scomparire: gli accusati per il crimine sono agenti della UPP di Rocinha, la maggiore favela di Rio.

Il governo federale deve ripensare completamente la sua politica di sicurezza e di integrazione tra forze di polizia e cittadinanza senza affidare questo aspetto di civiltà ai singoli governi locali. Deve essere un cambiamento culturale e nazionale. Cioè la fine della criminalizzazione dei neri e dei poveri.

Che idea ti sei fatto delle proteste di piazza di molti brasiliani?

Sono la reazione alla gestione scellerata del denaro pubblico e delle concessioni pubbliche. Come, appunto, quella dei trasporti appaltati a imprese private, il cui prezzo indegno ha scatenato molte delle proteste che abbiamo visto lo scorso giugno. Credo che, esclusi gli episodi di violenza gratuita, le proteste siano state una bella prova di maturità nella difficile e lunga costruzione di una coscienza civile in Brasile.

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Sete – Alberto Riva

“Sete” è un romanzo avvincente in cui si parla molto dell’acqua come risorsa. Cosa pensi di un progetto come quello della diga di Belo Monte?

Conosco poco i dettagli di questa mega opera per parlarne puntualmente. Tuttavia, di principio non sono favorevole alle grandi opere quando vanno a violare un ecostistema come quello amazzonico. Capisco le necessità energetiche di un colosso come il Brasile ma credo che si tratti comunque di business e che fonti alternative non siano state come sempre indagate né prese in considerazione seriamente.

Chi segui tra gli scrittori brasiliani contemporanei?

Mi piacciono Daniel Galera, Patrícia Melo, Antônio Cicero, Milton Hatoum, Cristóvão Tezza, ma devo dire che torno volentieri sui classici, come Érico Veríssimo, uno scrittore immenso. La sua lingua, così come quella di Nelson Rodrigues, sono straordinarie. Così come anche Machado de Assis.

Poi la poesia: Cecília Meireles, il già citato Mário Quintana, Mário de Andrade e Carlos Drummond de Andrade. Straordinarie sono anche le cronache di Rubem Braga. Il Brasile ha avuto e ha straordinari autori di cronache. Jorge Amado è un caso a parte: è il Tolstoj brasiliano, il Maupassant, l’Émile Zola. Vale a dire che non si finisce mai di leggerlo e rileggerlo.

Che progetti hai per il prossimo futuro? Possiamo aspettarci qualche sorpresa in libreria?

Sì, ho appena finito di scrivere un nuovo romanzo, un giallo ambientato a Rio de Janeiro, dove però i personaggi sono per lo più italiani. Ma ancora non so la data precisa di pubblicazione.

Un luogo di Rio de Janeiro che hai nel cuore e consiglieresti ai nostri lettori?

Sedersi in un botequim, meglio se un pé sujo, del centro o di Copacabana, con la schiena contro le piastrelle bianche, e osservare la strada. Uno spettacolo impagabile.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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