Approfondimenti

Mondiali di calcio e immagine del Brasile

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Immagine della campagna video di Itaú per i Mondiali di calcio 2014.

[highlight style=’smoke’]Mondiali di calcio e immagine del Brasile: alcune riflessioni a partire dai video pubblicitari e dal Web prima dei mondiali brasiliani.[/highlight]

[dropcap style=’circle’]I[/dropcap] Mondiali di Calcio 2014 si avvicinano e i riflettori sono sempre più puntati sul nostro caro Brasile.

In molti parlano del Brasile sui giornali e sul Web, mentre le campagne pubblicitarie che in televisione legano la vendita di prodotti (dalle automobili alle bibite alcoliche e analcoliche, dagli articoli sportivi agli elettrodomestici) si moltiplicano e mostrano il paese sudamericano al grande pubblico.

Provo a fare qualche riflessione.

Stereotipi del Brasile in vista dei Mondiali 2014

Per prima cosa, ho notato che l’opinione pubblica la quale non si è mai interessata molto all’attualità brasiliana e latinoamericana, improvvisamente si è ricordata che da quelle parti esistono città enormi, suoni e colori. In questi mesi si è passati dal non parlar mai di Brasile alla situazione opposta. Gli esperti di favelas si sono moltiplicati e quello della povertà urbana a Rio de Janeiro è diventato un tema centrale. Sono pronto a scommettere che, passati i mondiali brasiliani e in attesa delle Olimpiadi di Rio de Janeiro, le favelas e i problemi sociali del Brasile (portati in piazza da molti brasiliani) spariranno da giornali e telegiornali per poi ricomparire appunto nel 2016.

In secondo luogo, in giro è pieno di pubblicitari, giornalisti e blogger di viaggio che non sanno quasi nulla di Brasile. Si rinnovano i soliti messaggi e si diffondono le stesse immagini. Rio de Janeiro (su questo forse era difficile avere dubbi) catalizza gran parte dell’attenzione mentre si parla pochissimo di altre città brasiliane pronte ad ospitare i mondiali. Quante pubblicità avete visto ambientate nell’amazzonica Manaus o a Recife, in Pernambuco, dove l’Italia giocherà le sue prime (e speriamo non uniche) partite? Nessuna. Pizzul e Trapattoni parlano per la FIAT da un panorama classico di Rio de Janeiro.

Per non parlare dell’uso della parola “carioca” che molti identificano come “brasiliano” o “brasiliana” ma che, come molti di voi sapranno, identifica gli abitanti della città di Rio de Janeiro.

Non avete idea, poi, di quanti blog di viaggio in queste settimane si improvvisino a raccontare il Brasile. Quasi sempre (e non lo dico con presunzione) si tratta di tentativi di bassa qualità fatti da persone che poco sanno della cultura e della realtà sociale brasiliana. Spesso gli autori di questi blog non hanno neanche messo piede in Brasile ma scrivono sull’onda dei grandi eventi.

Infine è evidente come spesso la pubblicità veicola stereotipi buoni per tutte le stagioni ma che non fanno conoscere il vero Brasile. Guardando tre video che stanno circolando in televisione ho provato ad elencarne alcuni: Brasile = spiaggia; Rio de Janeiro = favelas; Brasiliani = calcio; Pepinho, Feltrinho, Babão =  nomi brasiliani.

Il più triste di tutti però è quello su cui ruota lo spot della Fiat in cui i due protagonisti su citati ammirano le bellezze femminili a Rio e una simpatica mulata porge due noci di cocco dicendo: “Para você”.

Visione che fa male al viaggiatore italiano (identificato nel turista alla ricerca di facili piaceri), al Brasile (identificato, in modo tanto semplice quanto idiota e pericoloso, come luogo in cui le donne sono a disposizione del turista) e alla donna in generale.

Non so se la nota casa automobilistica aderisca al Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria (che dal 1966 regolamenta la pubblictà commerciale in Italia). L’articolo 10 del Codice stabilisce che:“La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose. Essa deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere”.

Ebbene, lo spot in questione non è proprio coerente con tale norma, essendo tra l’altro ambientato in un paese in cui la questione di genere è molto sentita e turisti di ogni parte del mondo vanno non perché amano la natura o la bossa nova ma solo a fini sessuali sfruttando situazioni di povertà. Sinceramente credo che ci saremmo aspettati tutti qualcosa di meglio da una grande casa automobilistica che è anche tra i leader del mercato automobilistico brasiliano. Andate a cercarlo su YouTube, il video: qui non lo pubblichiamo.

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Immagine della campagna video di Itaú per i Mondiali di calcio 2014.

Preferisco chiudere con una nota positiva facendovi vedere questa bella campagna realizzata in inglese dalla banca Itaú in cui è richiamato lo spirito del Mondiale e il Brasile è al centro di un grande stadio virtuale. Il video si chiama “The great transformation” (e speriamo sia quella che riguardi la comunicazione sul Brasile all’estero). Buona visione, viva il calcio e scusate lo sfogo!

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l’unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

2 commenti

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  • Grazie tante per questa riflessione che condivido in pieno. Gli spot Fiat mettono tanta tristezza per la loro banalità e pigrizia intellettuale. Stimavo tanto Pizzul…

    • Grazie a te per seguire il nostro blog, Laura. Speriamo che i prossimi spot facciano conoscere il vero Brasile. Se non lo fai già, seguici anche su Facebook. 🙂

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