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Magarinos, avvocato delle favelas che non voltò le spalle all’ingiustizia

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Le rimozioni delle favelas negli anni Cinquanta (immagine tratta dal documentario "Doutor Magarinos, advogado do morro" di Ludmila Curi).
Vi racconto la storia di Antoine de Magarinos Torres, passato alla storia come Avvocato della Favela. Non voltando mai le spalle all'ingiustizia, dagli anni Cinquanta Magarinos dedicò la vita ai più poveri finché non fu esiliato dalla dittatura militare. Un bellissimo documentario lo ricorda.

Oggi vi racconto una storia che parla di giustizia, ingiustizia, resistenza, umanità e gratitudine. Quando l’ho scoperta e quando ho visto il documentario che la racconta, mi sono emozionato.

La storia è ambientata nella Zona Nord di Rio de Janeiro, tra la Tijuca e il Morro do Borel, favela che negli anni Cinquanta visse il dramma dello sgombero e della demolizione.

Come oggi, anche allora le persone andavano a vivere in favela perché non avevano altri posti dove stare. Come oggi, la pressione degli speculatori immobiliari spingeva perché le comunità venissero rimosse, per poter lottizzare i terreni e costruire. Ancor più di oggi, quella nelle favelas era una vita poverissima, in baracche di fango, legno e cartone.

Fu in queste circostanze che apparve Antoine de Magarinos Torres, in seguito chiamato da tutti O Defensor do Morro (il Difensore della Favela). Carioca, nato nel 1915, abitante di lungo corso della Tijuca, uomo di forte integrità morale, avvocato di successo, che non richiedeva mai la parcella ai poveri, Magarinos divenne protagonista delle lotte per l’emancipazione delle favelas di Rio de Janeiro.

Aveva deciso di difendere i diritti degli ultimi, Magarinos. I diritti di chi quasi sempre era emigrato da zone remote del Nordest brasiliano e aveva la pelle nera. La sua missione era tutelare i favelados, che erano evitati da tutti, messi ai margini della società, dai ceti più abbienti e dalle classi dirigenti, soggetti ai giudizi e al buonsenso dei benpensanti.

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Le rimozioni delle favelas negli anni Cinquanta (immagine tratta dal documentario “Doutor Magarinos, advogado do morro” di Ludmila Curi).

La comunità di Borel sta lì poco distante dalla casa in cui viveva Magarinos, il quale non poteva sopportare le ingiustizie commesse a pochi metri da lui.  L’avvocato instaurò una relazione stretta con gli abitanti del morro e quando le ruspe entravano bussava porta per porta per invitare gli abitanti a resistere e a protestare pacificamente, sdraiandosi per le vie di accesso alla favela e sedendosi davanti alle loro misere baracche.

Per quasi quindici anni Magarinos difese i diritti dei 15.000 abitanti di Borel che, secondo lui, erano vittime di un processo di rimozione profondamente ingiusto. Magarinos non riteneva le favelas dei luoghi belli e sapeva bene che quelle abitazioni erano malsane. Sapeva altrettanto bene, però, che quelle baracche erano l’unico luogo in cui stare per migliaia di persone. Non riteneva giusto che intere famiglie venissero prelevate e portate in luoghi lontanissimi dai posti di lavoro, senza radici, senza legami comunitari, senza servizi, senza trasporti adeguati, solo per far contenti speculatori e benpensanti.

Magarinos lottava perché anche chi viveva in favela avesse a disposizione acqua, fognature, energia elettrica, scuole, ambulatori, telefoni pubblici. Riteneva assurdo che lo Stato spendesse molti più soldi per i ricoveri dovuti alle pessime condizioni di igiene in cui vivevano quotidianamente decine di migliaia di persone. Sapeva che con molto meno si potevano fornire i servizi essenziali ai favelados, riducendo le distanze con il resto della città, abbattendo le differenze e i pregiudizi reciprochi tra ricchi e poveri. Faceva un discorso di uguaglianza sociale ed equità, Magarinos.

Oltre a Borel, anche altre comunità si rivolsero a questo avvocato visionario che, tra l’altro, fu tra i protagonisti delle opere di urbanizzazione di Parque União (una delle favelas che compone il Complêxo da Maré), all’epoca periodicamente allagato a causa delle piene della marea.

Magarinos era profondamente amato e rispettato dai più deboli. Quando, durante un’azione di protesta, venne arrestato, l’intera comunità di Borel, insieme a quelle vicine, scese dalla favela per andare a protestare e chiederne la liberazione.

Nel 1954, Magarinos creò un’associazione il cui intento era radunare tutti i lavoratori delle favelas di Rio, la União dos Trabalhadores Favelados (UTF) per portare avanti in modo più efficace la lotta per i loro diritti. Si candidò come deputato statuale. Venne schedato dalla polizia.

Tutto precipitò nel 1964, con l’avvento della dittatura in Brasile. Il 1 Aprile di quell’anno, Magarinos fece un discorso per radio in cui si schierò apertamente, insieme alle popolazioni che rappresentava, a favore del presidente progressista João Goulart, deposto dai militari il giorno prima. Magarinos voleva difendere i favelados da una nuova classe dirigente in divisa che manifestava la volontà di assistere i più deboli ma che, in realtà, negli anni successivi mise in atto la più intensiva politica di rimozione di favelas mai vista in Brasile, senza alcuna umanità e senza rispettare i diritti di famiglie povere che si videro obbligate ad abbandonare le loro case e le loro cose. Molti anni dopo, Rio de Janeiro ne uscì ancora più divisa e insicura e le conseguenze si pagano ancora oggi.

In seguito al colpo di stato, Magarinos si trovò esiliato in Bolivia. Più tardi tornò a Rio de Janeiro in modo clandestino e venne arrestato. Si ammalò. Aveva bisogno di cure e di un’alimentazione adeguata alle sue condizioni fisiche. I familiari riuscirono a procurargliela ma egli la rifiutò perché non voleva godere di alcun privilegio rispetto agli altri detenuti. Il risultato fu che tutti ebbero del cibo migliore.

Poco dopo essere uscito di galera, Magarinos morì.

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L’Avvocato Magarinos (immagine tratta dal documentario “Doutor Magarinos, advogado do morro” di Ludmila Curi).

Rispondendo ad una lettera scritta di suo pugno, la salma di Magarinos venne esposta nella favela di Borel per la camera ardente. L’intera comunità gli rese onore con lacrime e applausi fino alla sepoltura avvenuta al cimitero di Caju, da sempre considerato quello dei poveri.

Per le autorità militari al potere, Magarinos era un soggetto politicizzato di orientamento comunista che non rispettava le leggi vigenti. Per le decine di migliaia di persone a cui dedicò la vita, Magarinos era un uomo che difese i diritti di chi non aveva nulla e che mise il cuore davanti a tutto. Per me, Magarinos è un eroe che non ha mai voltato le spalle davanti all’ingiustizia. Uno di quelli che oggi, forse, in molti chiamerebbero un radical chic.

La storia dell’Avvocato Magarinos è raccontata in questo commovente documentario del 2014 realizzato dalla regista brasiliana Ludmila Curi, sulle note del samba immortale “Despejo na Favela” cantato da Adoniran Barbosa e Gonzaguinha.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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