Rocinha

[dropcap style=’circle’]V[/dropcap]isitare Rocinha ci fa capire cosa è una favela. Quando si parla di una favela, l’immagine che il più delle volte ricorre alla mente è quella di una montagna verde ricoperta dalla foresta, al cui centro si trova una grande macchia di cemento e mattoni rossi. Questa grande macchia colpisce violentemente l’osservatore, a causa del forte contrasto con tutto ciò che la circonda: col verde dell’ambiente circostante; con il blu del cielo; con lo sfarzo dei grattacieli che quasi sempre abbondano nelle metropoli dei paesi in via di sviluppo. La macchia è un elemento a parte che stona con tutto quanto le fa da contorno. Sembra un enorme parassita, che si aggrappa alla montagna e cerca di succhiarle il sangue fino all’ultima goccia.
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Veduta della favela di Rocinha dall’alto.
È così che l’immaginario collettivo ha in mente la favela. Ed effettivamente quando ci si reca a Rocinha, la più grande tra le favelas di Rio de Janeiro, tutte le caratteristiche fisiche che mentalmente si attribuiscono alla favela, ottengono giustizia e assumono sostanza reale. Con le sue immagini e i suoi racconti, Rocinha è la messa in pratica dello stereotipo della favela.

Dove si trova la favela di Rocinha

Rocinha giace nella zona sud di Rio de Janeiro, la parte più ricca della città. Precisamente è collocata all’uscita di due lunghe gallerie che collegano i due ricchi quartieri di Gávea e Barra da Tijuca alla conca di São Conrado. La favela si è sviluppata lungo l’intera fiancata di una montagna, per cui appartiene a quel particolare genere di favelas chiamate morros, che si differenziano molto dalle favelas nate su territori pianeggianti.
Rocinha costituisce una regione amministrativa a se stante, la ventisettesima, che si estende per 1,44 chilometri quadrati ed è formata da un unico quartiere (la favela di Rocinha), in cui nel 2000, secondo le stime ufficiali della prefeitura, vivevano 56.338 persone. Il numero totale di domicili era pari nello stesso anno a 17.000 unità.

Di fronte a Rocinha si trova il quartiere di São Conrado, che è abitato da ceti medio-alti che vivono in grandi palazzi situati tra la favela ed il mare. In pochi metri la situazione cambia radicalmente: mentre da un lato della strada si deve lottare tutti i giorni per sopravvivere, dall’altro si vive con tutte le comodità. Ma questi sono i paradossi della città tropicale.

Collocata tra le catene montuose della zona sud di Rio de Janeiro, Rocinha non solo è la più grande favela della città, ma secondo molti la più estesa e popolosa di tutto il continente latinoamericano. Alla vista, appare un’enorme conglomerato di casupole, che avvolge l’intera montagna su tre lati diversi. La foresta tropicale del parco nazionale della Tijuca riesce a resistere a stento agli attacchi delle nuove costruzioni che continuano ad espandersi su tutti i fronti, al punto che è diventato impossibile riuscire a vedere l’intera favela da un unico punto. Le costruzioni, che nella parte bassa sono più alte e somigliano a piccoli palazzi, tendono ad diventare più piccole, fino ad assumere le caratteristiche di catapecchie, mano a mano che ci si reca nella parte alta. Allo stesso modo, allontanandosi da una delle tre arterie principali che percorrono la favela, le strade tendono a trasformarsi prima in vicoli, poi in minuscoli passaggi formati da ripide scale tra una casa e l’altra, dove a malapena si riesce a passare. Eppure, questi vicoli, che la gente del posto chiama becos, sono rigogliosi di umanità.

Rocinha, economia della favela

Rocinha, come molte altre favelas carioca, nasconde al suo interno una moltitudine di attività. Si trova di tutto: dai semplici esercizi commerciali, come i bar, le macellerie, i barbieri, i banchi di verdura, ai venditori ambulanti di qualsiasi cosa si possa immaginare, dai gelati, alle chiavi, dai churrascos, ai vestiti contraffatti.

Rocinha è il trionfo dell’economia informale, di quel vasto ed importantissimo settore dell’economia cioè, sul quale si reggono le sorti di centinaia di migliaia di persone a Rio de Janeiro. Una fetta importante di ciò che viene prodotto nella metropoli carioca, deriva da attività informali, sommerse, non riconosciute ufficialmente, e assenti dai conteggi e dalle statistiche pubbliche.

A Rocinha stanno iniziando anche a svilupparsi attività economiche di un certo livello: il Banco do Brasil ha aperto una filiale ed anche le catene di fast food hanno inaugurato dei ristoranti. Gli operatori locali hanno capito che molti turisti stranieri sono attratti dalla realtà della favela, e stanno sorgendo delle agenzie che organizzano visite guidate di Rocinha.

A Rocinha è allarmante la presenza dei trafficanti di droga, che tengono in scacco la popolazione e dettano legge a tutti gli abitanti. L’ordine reale qui non è quello della prefeitura, ma quello del narcotraffico, i cui capi somigliano a monarchi che distribuiscono privilegi ai propri collaboratori, e protezione alla popolazione. In cambio, chiedono soltanto il silenzio, l’obbedienza e la sottomissione al loro ordine. La polizia militare non gode di buona fama qui, a causa delle frequenti sparatorie, dei tiroteios, con le bande criminali, in cui, quasi sempre, restano coinvolte persone che passavano per caso e nulla avevano a che vedere con il traffico di stupefacenti. Tutto ciò provoca negli abitanti dei quartieri ricchi un gran numero di pregiudizi: gli abitanti di Rocinha sono considerati dei nullafacenti dediti allo spaccio della droga e ai furti, e la favela, secondo molti, dovrebbe essere demolita.

Questa, del resto, non è solo la realtà della favela di Rocinha, ma quella di centinaia di favelas di Rio de Janeiro grandi o piccole che siano. Con la differenza che a Rocinha tutto è notevolmente amplificato a causa delle sue enormi dimensioni e quindi è presa come esempio per discutere di tutte le altre.

Progetti culturali e sociali a Rocinha

Rocinha, però, non è soltanto questo. Nella favela c’è anche un’importante produzione culturale. Ci sono le botteghe dei pittori e degli artigiani, che espongono le proprie opere anche in altre zone della città. C’è la Casa de Cultura, in cui è stato predisposto un laboratorio multimediale dotato di strumenti di produzione audiovisuale e in cui si organizzano mostre di giovani artisti. C’è la scuola di samba, che, oltre a portare avanti la tradizione del Carnevale con i saggi dei gruppi di ballo locali, funziona da polo di attrazione per i giovani, che in questo modo vengono tolti dalla strada. C’è la scuola di teatro e danza. Ci sono una biblioteca, delle radio ed una televisione locali, in cui lavorano i giovani e gli studenti della favela.

Insomma, nonostante i molti problemi, a Rocinha c’è anche una certa circolazione di idee e di risorse economiche, di cui sarà importante stimolare ulteriormente la crescita. Sia a livello economico sia a livello socioculturale, si stanno sviluppando realtà interessanti: la società civile di Rocinha è molto attiva e nella favela ci sono molti progetti condotti da ONG esterne e autoctone.

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