Slackline a Rio de Janeiro: una vita in equilibrio

Slackline a Rio de Janeiro: un movimento in crescita brillantemente raccontato in questo documentario girato tra Ipanema, Itacoatiara e Leblon.

La vita è questione di equilibrio. Tutti cerchiamo di trovare il nostro, per vivere in armonia con il mondo che ci circonda.

Lo fanno anche i carioca, tra i quali da qualche tempo ha preso piede la pratica della slackline.

Il concetto è semplice. Per chi non lo sapesse, la slackline non è altro che una fascia di nylon tesa tra due punti. In genere la fascia si trova a 30 centimetri di altezza ed è lunga una decina di metri o poco più. Lo sport consiste nell’interagire con il nastro, camminandoci sopra, saltandoci e rimbalzandoci, cercando di mantenere l’equilibrio e la grazia del movimento e, chiaramente, evitando di farsi male, visto che è facile cadere, scivolare e sbattere.

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Slackline a Rio de Janeiro (immagine tratta da Slack Rio).

Il video che vi presento oggi, Slack Rio, penetra l’universo della slackline a Rio de Janeiro. Con questa produzione indipendende della Cavanha Filmes, il regista Rafael Quintas prova a raccontare il fenomeno della slackline a Rio de Janeiro, a tracciare un ritratto di quanti praticano questo sport e a descriverne le sensazioni. Per fare ciò, Quintas si è recato nei tre luoghi principali dove i carioca praticano la slackline: la spiaggia di Ipanema, la spiaggia di Itacoatiara a Niterói e il Castelinho del Mirante de Leblon.

Il risultato è, appunto, Slack Rio: un documentario di 10 minuti che vi propongo di seguito. Ne esce un ritratto della pratica della slackline a Rio come forma di sport e meditazione.

Persone e luoghi della slackline a Rio de Janeiro

Tai, una delle protagoniste, afferma che quando è sulla slackline a Ipanema non pensa più a niente. Eppure è ammirevole il modo in cui dialoga con la sottile fascia, la fita. Dice anche che inizialmente cadeva molto. Non ha mai desistito però e, proprio come nella vita, ha imparato a rialzarsi e ha trovato il suo equilibrio: “Olha aquele ponto, fica nele e vai conseguir” (“Guarda quel punto, rimani concentrato su di esso e ci riuscirai”).

Nella splendida cornice di Itacoatiara, i corpi si muovono in danze acrobatiche mediate dalla slackline. Giovanna, intervistata dal regista, dice che serve dedicação per fare la slackline ma che se uno vuole profondamente una cosa, riesce a centrare l’obiettivo. Se poi si condisce il tutto con movimenti fantasiosi come quelli di Andread, dai dreadlocks volanti, allora la slackline diventa una forma d’arte.

Si arriva, infine, tra i funamboli su rocce e mare: gli amanti della slackline a Leblon si cimentano nella variante della highline. Vi assicuro che è impressionante. Qui entrano in gioco altre sensazioni come la libertà e il vuoto. Proprio per scansare il vuoto, Alexandre, dà il meglio di sé, alla ricerca dell’equilibrio che gli permette di vivere la vita in modo positivo.

Veramente un bel video, Slack Rio: guardatelo, vi farà bene. Una vita più consapevole può passare per un nastro di plastica di pochi centimetri o per un video di qualche minuto.

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