Caetano e Gil in concerto a Perugia: il racconto

Caetano Veloso e Gilberto Gil in concerto il 17 luglio 2015 a Perugia sul palco di Umbria Jazz: racconto di un evento atteso e incredibile.

38 gradi all’ombra, un viaggio di 500 km, il traffico del venerdì. È bastato chiudere lo sportello, far partire le note di Kaya N’Gan Daya e imboccare l’autostrada per lasciarsi tutto alle spalle e sognare con una splendida serata perugina.

È il 17 luglio e i protagonisti della serata sono due: Gilberto Gil e Caetano Veloso, inventori del tropicalismo, ambasciatori mondiali della musica targata Brasile e artisti di quelli che non basta la A maiuscola per definirli.

Alle 21 l’arena Santa Giuliana in pieno centro a Perugia è colma. L’aria, rinfrescata da una brezza provvidenziale, è quella frizzante dei giorni di Umbria Jazz. Sul palco due sedie, due chitarre, un tavolino e due bicchieri.

Un applauso emozionato preannuncia l’entrata in scena dei due musicisti. Li vedo da vicino, complice la seconda fila in cui sono seduto, ospite di Gil.

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Caetano Veloso e Gilberto Gil in concerto a Perugia.

Una raffica di vento e si inizia con il concerto tanto atteso: solo due voci, due chitarre e tanta poesia. I brividi si manifestano per la prima volta quando Gil canta “Coração Vagabundo”, come solo lui sa fare. Tornano a farsi sentire sulle note di “Sampa” e di “Terra” due dei brani più belli di Caetano Veloso. Nel frattempo i pezzi (i pezzoni, direi) volano via uno dopo l’altro: “Tropicália”, “Marginália II”, “É luxo só”, “I’m alive”, “Eu vim da Bahia”, “Drão”, “Expresso 222”, “Toda menina baiana” e tante altre canzoni.

Momenti di ipnosi si sono avuti quando Caetano Veloso ha intonato in spagnolo “Tonada de luna llena”, quando Gil ha recitato la sua “Não tenho medo da morte” (raggiungendo con la voce una tonalità di basso che forse non mi era mai capitato di ascoltare) e quando insieme hanno cantato una splendida “Nossa gente (Avisa lá)” della Banda Olodum. In questi momenti ho capito che non stavo assistendo ad un concerto, ma ad una rappresentazione in musica della bellezza della vita.

A conclusione, come terzo bis, dopo un Caetano sambista e con tutti noi del pubblico in piedi a scandirne il ritornello, la carica di un’immensa “A luz de Tieta”. Qualche bandiera brasiliana e l’immancabile coretto “Parou porque…”.

Una splendida serata, un evento irripetibile e un grande omaggio a Bahia. Due voci, due chitarre, due amici. La magia dell’unione nel massimo della semplicità: essenza dello stile. E via, lungo la strada del ritorno, con l’incantesimo nelle orecchie.

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