Il samba di Scarlatti e quel profumo di Rio

“Il samba di Scarlatti”, nuovo lavoro dello scrittore e giornalista Alberto Riva, è un romanzo avvincente, interamente ambientato nei meandri di Rio de Janeiro: questa è la nostra recensione.

Non mi capitava da almeno un paio d’anni di trascorrere due giorni immerso soltanto nella lettura. È successo pochi giorni fa, quando mi sono trovato tra le mani le 351 pagine di “Il samba di Scarlatti”, nuovo romanzo dell’amico Alberto Riva, edito da Mondadori per la collana Strade Blu.

Preferisco togliermi subito l’impellenza delle frasi di rito in casi come questo: “Un libro appassionante”, “Peccato sia terminato perché avrei voluto durasse molto di più”, “Un lavoro di grande spessore da sfogliare interamente d’un fiato”.

Tutto vero: “Il samba di Scarlatti” ha la struttura del samba, un samba partido alto, che tiene sempre accesa la curiosità e la voglia di scoprire cosa ci sarà scritto nella pagina successiva. Come quando si sfogliavano i vecchi album di fotografie sapientemente raccolte tra la carta e il sottile foglio di plastica. Se ultimamente il vostro lato creativo e intuitivo ha latitato, niente vi farà meglio di una lettura tesa e avvincente come questa.

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Rio de Janeiro in una veduta di Lia Mittarakis.

La storia è quella di Franco Scarlatti, italiano espatriato a Rio de Janeiro, e di un teorema da risolvere al cui centro c’è il corpo senza vita di un giornalista, anch’egli italiano. Non vado oltre: non mi piace raccontare le trame di film e romanzi. Non è giusto e guasta la sorpresa di chi legge. Basti sapere che quanto vi ho appena raccontato corrisponde solo alle prime quattro o cinque pagine del testo.

Sullo sfondo, tanti personaggi ben costruiti, l’ironia mai eccessiva dell’autore, le vicende personali di un italiano in Brasile come potrebbero essercene molti (con i loro sogni e i loro problemi) e una Rio de Janeiro che non ti aspetti.

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“Il samba di Scarlatti”.

Non solo la Rio delle cartoline postali e degli sfondi per i desktop ma anche (e soprattutto) quella fatta di strade buie e periferie sospette, svincoli, traverse segrete, raccordi e cavalcavia, balordi da quattro soldi e criminali di professione. C’è la Rio de Janeiro di chi lavora nell’ombra, così lontano dal clamore di mega eventi che, nel libro, sono ancora di là da venire: empregadas, cozinheiras, porteiros, tassisti in motocicletta, addette alla manicure e garzoni. C’è la Rio delle favelas e delle speculazioni immobiliari. C’è la Rio della poesia, cui simbolo sono sempre le braccia allargate del Cristo Redentor, e di una colonna sonora senza fine, scritta dai soliti protagonisti e da tante grandi comparse vissute o viventi tra i vicoli più malfamati.

C’è tutto questo dentro “Il samba di Scarlatti” e Alberto Riva ha saputo comporre alla perfezione un mosaico dalle innumerevoli tessere.

Più di tutto però c’è il profumo. Il profumo dell’aria che solo chi ama o ha amato Rio de Janeiro sa riconoscere. Sembra di percepirne l’aroma attraverso la carta del libro. Un profumo fatto di sensazioni, vibrazioni che te le porti dentro fin da quando metti piede per la prima volta in questa città e che ti spinge a tornarci e a sognare di rimetterci piede ogni volta. Quel profumo sa di rischio, incoscienza e tanta speranza. Forse si porta appresso gli anni andati, certamente è carico di saudade. È una premonizione che non tutti avvertono quando sbarcano a Rio o semplicemente, con tutti i suoi casini, Rio de Janeiro non è la città per tutti.

È però la città del samba, quella di Scarlatti e quella di molti di noi e importante è continuare sempre a sentirne quello stesso profumo.

Alberto: bravo e grazie per questo nuovo ottimo lavoro!

Il libro si trova in libreria o, se volete riceverlo direttamente dove vi è più comodo, si può acquistare on line (per esempio qui).

L’immagine all’inizio dell’articolo è tratta da una tela di Lia Mittarakis, in esposizione permanente presso il Museo Internazionale di Arte Naïf del Brasile a Rio de Janeiro (Rua Cosme Velho, 561). Vale la pena visitarlo!

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