La Livraria Leonardo da Vinci chiude e Rio diventa più povera

La Livraria Leonardo da Vinci, storico luogo di cultura in Avenida Rio Branco, nel cuore di Rio de Janeiro, chiude i battenti: la sua attività non è più sostenibile.

Sarebbe stata la protagonista di uno dei prossimi racconti di “Esperienze carioca”, la rubrica con cui, a modo mio, racconto le esperienze da fare a Rio de Janeiro. Invece no. La Livraria Leonardo da Vinci, ha annunciato che chiuderà i battenti.

“Nosso modelo de negócio é inviável”, ha ammesso poche ore fa Milena, figlia di quell’avvocato rumeno, Andrei Duchiade, che con sua moglie, la bolognese Vanna Piraccini, aprì la libreria nel 1952, mettendo a disposizione di Rio de Janeiro libri e cultura del mondo intero.

Libreria Leonardo Da Vinci Rio de Janeiro

La Livraria Leonardo Da Vinci a Rio de Janeiro.

Un tempio dall’aspetto trasandato e popolare che per decenni, dal sottosuolo e non dai piedistalli, ha contribuito alla formazione culturale di generazioni di carioca. Un lavoro tanto silenzioso quanto prezioso che per 63 anni è andato avanti in quei locali nel seminterrato dell’Edifício Marquês do Herval in Avenida Rio Branco: i tesori spesso non brillano, sono aperti a tutti e son fatti di carta. A custodirli, per noi, la professionalità e la passione di pochi librai che, nel 2015, hanno deciso di alzare le braccia e arrendersi.

“Insostenibile”. Semplicissimo. Non ce la fanno più e i motivi sono tanti. Il primo è la diffusione degli acquisti su Internet (mi chiedo: che senso ha comprare la cultura on line se poi i luoghi dove la cultura si crea al tatto, si respira e si costruisce attraverso il dialogo con gli altri, vengono a chiudere? Un po’ come provare i vestiti in negozio e acquistarli sul Web: avremo il nostro abito ma perderemo la socialità per restare provvisoriamente con qualche spicciolo in più in tasca).

La Livraria Leonardo Da Vinci a Rio de Janeiro

La Livraria Leonardo Da Vinci a Rio de Janeiro.

Ce ne sono poi altri, di motivi. La confusione del centro di Rio de Janeiro, tra un traffico che negli ultimi anni è impazzito, lavori in corso ad ogni angolo, manifestazioni, disordini e sporcizia.

Ci sono le scelte, forse radicali, dei proprietari della Livraria Da Vinci: non vendere cartolibreria, non aprire una caffetteria, non puntare su libri di informatica, auto-aiuto e best sellers ma scegliere sempre e solo la qualità.

Ci sono le politiche per la cultura, che, qualunque esse siano, di fatto non permettono a un patrimonio di Rio de Janeiro di restare in vita mentre si sborsano fior di quattrini per opere miliardarie.

A prescindere dai motivi di questa chiusura, l’evidenza è una: a breve non sarà più possibile camminare tra scaffali e tavoli che per anni hanno sostenuto migliaia di titoli pulsanti e in tante lingue e li hanno messi in mostra a tutti i carioca, come un dono. Anche solo camminare in quei pochi metri quadrati è nutriente per anima e intelletto (sì, voglio parlare al presente). Personalmente custodisco tanti libri su Rio de Janeiro e il Brasile, che ho comprato alla Livraria Da Vinci. Probabilmente parte di quello che provo a raccontare su questo blog, proviene da quanto ho imparato entrando in quel negozio.

La Livraria Leonardo Da Vinci a Rio de Janeiro

La Livraria Leonardo Da Vinci a Rio de Janeiro.

Ricordo Dona Vanna e la sua meticolosità, lo scatto della porta a vetri all’ingresso, quell’odore polveroso e spesso che faceva vibrare chissà quale cellula dell’organismo dandole l’ordine di “ricercare” i volumi da portare a casa tra i tanti esposti e in catalogo. Ricordo la professionalità e gentilezza dei librai: due cose che si stan perdendo a colpi di tecnologia.

Non lo sapevo e l’ho scoperto leggendo un po’ di articoli: oltre ad Antônio Cícero, anche Carlos Drummond de Andrade, il grande, dedicò una poesia alla Livraria Da Vinci. Me lo immagino, con l’aria curiosa e irriverente, muoversi per la libreria.. Il titolo della poesia è “Livraria”. Questi sono i versi conclusivi:

“A vida chega aqui
filtrada em pensamento
que não fere; no enlevo
tátil-visual de idéias
reveladas na trama
do papel e que afloram
aladamente dançam
quatro metros abaixo
do solo e das angústias
o seu balé de essências
para o leitor liberto”.

La Livraria Da Vinci chiude i battenti. C’è più superficialità in giro, forse. Il lettore è meno liberto e più consumatore e la città, che a Copacabana espone la statua di Carlos Drummond de Andrade, cosa fa? Chiude gli occhi e vede l’anima assottigliarsi.

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