Valsa de uma cidade: l’amore per Rio a tempo di valzer

“Valsa de uma cidade”, un classico, fa sognare le atmosfere della Rio de Janeiro anni ’50.

Era il 1954 e qualcuno già possedeva le prime televisioni a colori. Al cinema passavano “Da Qui all’Eternità” di Fred Zinnemann e “Candinho”, film di Abílio Pereira de Almeida ispirato al Candido di Voltaire. In America, Elvis Presley debuttava come cantante.

Rio de Janeiro doveva essere calda, probabilmente come lo è ora. Forse un po’ più calda. Le spiagge erano popolate. Ipanema, Copacabana, un andirivieni di belle ragazze meno succinte di quelle di oggi, ma affascinanti per i gesti delicati, le risate composte e l’andatura ondulante. Rio de Janeiro, nel 1954, doveva essere meravigliosa, colorata e sorridente.

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Valsa de uma cidade – Os cariocas

La bossa nova ancora non era nata e nelle strade di Rio si suonava il samba e impazzavano i conjuntos vocais.  Tra questi, Os Cariocas di Ismael Netto già noti per la loro partecipazione a diversi programmi televisivi. Ismael non era carioca, era nato a Belém, in Pará, ma si era trasferito a Rio per tentare la fortuna. Nemmeno Antônio Maria Araújo de Morais era nato a Rio de Janeiro. Era di Recife e nella cidade maravilhosa ci era arrivato dopo aver lavorato come giornalista e presentatore in Pernambuco, Ceará e a Bahia.

Come due nordestini si siano incontrati a Rio in quel lontano 1954 non è dato saperlo. Probabilmente in qualche bar della città o sul lungomare di Ipanema o, forse, ad un’esibizione degli Os Cariocas. Certo è che da quell’incontro è nata una delle più belle canzoni dedicate a Rio de Janeiro: “Valsa de uma cidade”.

A differenza delle altre composizioni dedicate a Rio de Janeiro, questa è la prima volta in cui invece del solito samba, viene utilizzata la forma di valsa o valzer. La musica, ovviamente, è affidata a Ismael Netto, uno dei musicisti più prodigiosi del panorama musicale brasiliano nonostante la sua breve vita (Ismael è morto, infatti, a soli 30 anni). Nella versione originale degli Os Cariocas l’arrangiamento punta molto sui cori polifonici e sulla voce rotonda di Ismael Netto, con poche incursioni di strumenti a fiati. Oltre a questa, esistono innumerevoli versioni che nel tempo sono state riproposte dal grande Lúcio Alves e, poi, Dick Farney, Caetano Veloso, Rita Lee, Elba Ramalho, Tim Maia, ecc.

Il testo di Antônio Maria è una dichiarazione d’amore palese (Rio de Janeiro, mi piaci e mi piacciono quelli a cui piace questo cielo, questo mare e questa gente felice) che segue ad un piccolo preambolo descrittivo che presto dà l’idea della bellezza e della pace di Rio. Una sorta di istantanea, una fotografia che rende partecipe, empatico, l’ascoltatore.

D’altra parte, basta chiudere gli occhi mentre si ascolta il brano per essere catapultati nella Rio de Janeiro degli anni cinquanta, quella di Ismael Netto, di Antônio Maria. La Rio de Janeiro che non era ancora quella di João Gilberto.

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