Raul Seixas, un solo samba in un mare di rock

Raul Seixas e il suo samba “Aos trancos e barrancos” che racconta la fugacità della vita tra una favela e Leblon.

Quando il Brasile si nutriva di solo samba, in una casa di Salvador, Bahia, il rock piantava radici nel cuore di un giovane ancora ignaro del suo destino.

Erano gli anni Sessanta. “Raul”, chiedeva il padre, “oggi hai studiato?”.

No, Raul non aveva studiato, aveva ascoltato rock, Little Richard. Erano gli anni Sessanta e Raul ancora non lo sapeva ma presto il Brasile intero lo avrebbe conosciuto come Pai do Rock Brasileiro o, ancora, Maluco Beleza.

Per chi non lo avesse capito, stiamo parlando di Raul Seixas, uno degli artisti più geniali che il Brasile abbia mai conosciuto. La sua produzione di rock brasiliano è infinita. Maluco Beleza ha influenzato intere generazioni di musicisti e, ancora oggi, chi fa rock non può prescindere da Raul Seixas.

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“Aos trancos e barrancos” – Raul Seixas (1971)

La nostra storia, però, il rock lo sfiora appena. C’è samba, invece. Quello che Raul ha sempre ascoltato – dopotutto è inevitabile, per un brasiliano, ascoltare samba – ma non ha mai suonato. Eppure nel disco “Sociedade da Grã-Ordem Kavernista Apresenta Sessão das 10”, anno domini 1971, Raul firma quello che da tutti è considerato il suo unico samba: “Aos Trancos e Barrancos”.

Per dirla tutta, il disco è di per sé un contenitore di vari generi musicali che vanno dal rock psichedelico alle serestas, dallo chorinho al samba, quello di Raul.

“Aos Trancos e Barrancos”, che significa “in modo improvvisato”, “alla carlona” è un samba disilluso come solo il Maluco Beleza sa fare.

Siamo a Rio de Janeiro, città di sole, di futebol e di malandros – uno dei quali parla attraverso la voce graffiante di Raul – gli stessi che a suon di malandragem scavalcano le asperità della vita per passare a vivere da una favela a Leblon.

È bella Rio de Janeiro quando la si guarda nel tram tram quotidiano di un’esistenza agiata. È bella e ammaliante con le sue donne, il calcio, i suoi colori. Di Rio ci si innamora e in Rio ci si perde. Nel senso buono e in quello cattivo. Così che, immersi nella corsa della città, non ci si accorge della propria, inesorabile, morte.

“Taí eu sou um cara que subi na vida.
Morava no morro e agora moro no Leblon”.

Aos trancos e barrancos - Raul Seixas

“Aos trancos e barrancos”: racconto per immagini.

“Rio de Janeiro
você não me dá tempo de pensar com tantas cores
sob este sol”:

Aos Trancos e Barrancos” è un samba malinconico che, però, si presenta con un tema gioioso, ritmato che a tutto fa pensare meno che a morte e disillusione. Probabilmente, la genialità di Raul Seixas è proprio questa. Ovvero, la capacità di offrire, tra testo e musica, due facce della stessa medaglia. In fondo, “Aos Trancos e Barrancos” racconta il lato fugace della vita, la caducità dell’esistenza, senza calcare troppo la mano perché, viene da pensare, ogni film dovrà pur finire ma, almeno, che la colonna sonora sia felice.

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