Note carioca

“O que eu vejo”: quel reggae contro la guerra nelle favelas

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"O que eu vejo" - Ponto de Equilibrio (2010)

[highlight style=”smoke”]Un pezzo reggae carioca che emoziona ed è un concentrato di rabbia: Note Carioca stavolta è dedicata alla vittima innocente di una guerra che ha per scenario le favelas di Rio.[/highlight]

[dropcap style=”circle”]I[/dropcap]l profilo di Rio de Janeiro che ci mostrano è sempre quello che dal mare si proietta verso le braccia aperte del Cristo Redentore. Altre volte ci fanno vedere le curve sinuose del Pão de Açucar o quelle ancora più morbide delle spiagge lambite dall’Oceano Atlantico.

Tanta gente sorride a Rio. Eppure c’è anche un’altra storia che non compare sui cataloghi turistici e nei blog di viaggio. Una storia crudele scritta tutti i giorni e che si prova a tenere a debita distanza dai riflettori puntati sulla cidade maravilhosa. Una storia fatta di tante pagine, ognuna un vissuto, tanta rabbia e infinita tristezza.

È la storia di chi, da sempre, vive gli innumerevoli soprusi causati dalla disuguaglianza socio-economica che affligge il Brasile e che a Rio de Janeiro trova sfogo nelle periferie suburbane e nelle tante tante favelas.

Gli episodi di questa storia narrano di servizi inadeguati per centinaia di migliaia di persone (quando va bene) e di persone innocenti che muoiono (quando va male).

È andata male, molto male, il 2 aprile 2015, quando il piccolo Eduardo de Jesus Ferreira, 10 anni di età, è morto colpito alla testa da un proiettile mentre giocava con il cellulare davanti la porta di casa sua. Il fatto è avvenuto in una delle favelas che compongono il vasto Complexo do Alemão e lo sparo è partito dall’arma di un poliziotto impegnato nella lotta (piena di interrogativi) contro il traffico di droga.

Eduardo amava la scuola e la sua vita si è interrotta poco prima che iniziasse a frequentare un corso di inglese e uno di informatica. La famiglia lo piange e noi lo ricordiamo, nel piccolo della nostra rubrica Note Carioca, parlando di un brano che sembra essere stato scritto apposta per questa tragica vicenda.

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“O que eu vejo” – Ponto de Equilibrio (2010)

La band Ponto de Equilibrio ha scelto il reggae come forma musicale. Il gruppo ha composto tante canzoni, dai forti testi di denuncia, scolpite sul ritmo in levare nato in Giamaica e molto amato in Brasile.

“O que eu vejo” è un pezzo incalzante. Parla proprio del Complexo do Alemão e di cose vissute tante volte da quelle parti. Cose che si sono tristemente riviste il passato 2 aprile e che, ci auguriamo di no ma, se nulla cambierà, torneranno purtroppo a ripetersi.

“Eu vejo na televisão
a tropa invadindo o Complexo do Alemão.
Eu leio nos jornais, novas noticias de guerras mortais.
Eu vejo muita corrupção
enquanto irmão, mata irmão”.

Il brano, pubblicato nel 2010 con l’album “Dia após dia lutando” è una miscela di dub e reggae in chiave brasiliana. In linea con l’intero disco, affronta temi cari alla band sin dagli esordi: amore, diritti, uguaglianza, giustizia sociale. Cose che spesso mancano o sono sotto tiro nella periferia delle metropoli brasiliane e nel Complexo do Alemão.

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“O que eu vejo” : racconto per immagini

In quel groviglio di strade, la calma della notte è rotta dal suono delle sirene, dalle luci dei fari che spuntano dalle camionette della polizia o, ancora peggio, dallo scoppio della polvere da sparo di polizia e trafficanti. Il fuoco incrociato di una guerra che si combatte in pieno centro urbano.

“Ai meu Deus”, implorano i Ponto de Equilibrio, proteggi tuo figlio, toglilo da lì e non lasciare che i bambini vedano quello che succede:

“Tire a criança daí.
Não deixe ela ver isso não.
Ela não merece ver isso, não”.

Purtroppo non sempre si fa in tempo a salvare i bambini da una “guerra a bassa intensità”, che si combatte per i becos di tante favelas carioca e miete troppe vittime, complici la corruzione, l’indifferenza e il consumo illegale di droga. Al contrario, come in ogni guerra i bambini sono i più fragili e coloro che patiscono di più questa realtà.

Realtà che è uno scenario infame. “O que eu vejo” è solo una canzone reggae e la musica può far molto per risvegliare un po’ di coscienze. Ma ci vorrebbe molto di più.

“Tanta guerra pra nada, nada, nada, nada, nada”.

[box style=”info”]Racconto scritto a quattro mani da Pietro Scaramuzzo e Simone Apollo per la rubrica Note Carioca.[/box]

Pietro Scaramuzzo

Tra i più autorevoli esperti di musica brasiliana in Italia. È il fondatore di Na Boca do Povo, progetto culturale per la diffusione della musica e della cultura brasiliana.

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