Note carioca

Chico Buarque, colui che fa sognare i brasiliani

Roda viva e Vai passar - Chico Buarque
Roda viva e Vai passar - Chico Buarque de Hollanda (1966 e 1984)

[highlight style=’smoke’]Chico Buarque de Hollanda compie 70 anni e il nostro blog gli dedica un episodio straordinario della rubrica Note Carioca: due canzoni di Chico in cui c’è il Brasile dal ’64 a oggi.[/highlight]

[dropcap style=’circle’]C[/dropcap]hico Buarque de Hollanda è il più grande di tutti. Così sostiene qualcuno ed è difficile dargli torto.

Lo è sempre stato, anche quando non era il Chico che conosciamo oggi, quello con i capelli bianchi, il sorriso largo e le rughe a solcargli il viso.

Chico era il più grande di tutti anche quando, nel ’67, si presentava sul palco del III Festival de Música Popular Brasileira a São Paulo. Aveva la faccia pulita, Chico. La stessa che si addice ai figli della borghesia. Indossava, poi, uno smoking impeccabile, con il papillon e i capelli ben pettinati che, nonostante tutto, gli si arricciavano sulla fronte.

Roda viva e Vai passar - Chico Buarque
Roda viva e Vai passar – Chico Buarque de Hollanda (1967 e 1984)

“Roda Viva”: la vita sospesa tra imprevedibilità e cambiamento

Era il ’67, l’abbiamo detto, ma è bene tenere a mente questo numero perché il 21 ottobre di quell’anno si scrive una pagina importante della musica brasiliana e, ovviamente, Chico Buarque ne è protagonista.

È questo l’anno in cui esplode il movimento tropicalista, in cui molti artisti decidono inconsapevolmente il fracasso della propria carriera, come accade a Sérgio Ricardo che, irritato dai fischi, spacca la chitarra sul palco e la lancia sul pubblico. È questo il giorno in cui, invece, molti artisti, durante lo stesso Festival, decretano il proprio successo. Tra questi ci sono Caetano Veloso con “Alegria Alegria”, Gilberto Gil con “Domingo no parque” ed Edu Lobo con “Ponteiro”. E c’è Chico, il più grande di tutti, con quel suo aplomb, con il suo fascino, con la sua poetica colta e con la sua canzone: “Roda Viva”.

Tutti già conoscevano Chico Buarque per il brano “A Banda”, lanciato nel disco “Chico Buarque de Hollanda” nel 1966. “Roda Viva”, però, è un’altra storia.

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Roda Viva e Vai passar – Racconto per immagini

Il brano è una lucida descrizione del momento storico che il Brasile stava vivendo. I militari, in Brasile, erano saliti al potere il 1 aprile del ’64. Non c’era ancora l’Atto Istituzionale n°5, quello della censura, che sarebbe arrivato poco dopo nel ’68, ma il clima teso della dittatura già influenzava la libera espressione degli artisti. Chico Buarque è tra gli artisti insofferenti verso il regime e “Roda Viva” ne è l’esempio.

Se da un lato, infatti, il brano descrive il fisiologico anelito dell’uomo a migliorarsi cercando di essere parte attiva della propria esistenza, dall’altro c’è la roda-viva – definita dal vocabolario come “movimento incessante” o, ancora, “confusione” – che inficia ogni speranza e si porta via tutto inesorabilmente. La roda-viva è la morte, l’imprevedibilità della vita, ma è anche la repressione della dittatura che annienta il desiderio di autodeterminazione dell’uomo. In questo senso, Chico Buarque anticipa quello che sarebbe successo un anno più tardi con la censura.

“A gente quer ter voz ativa
no nosso destino mandar
mas eis que chega a roda-viva
e carrega o destino pra lá”.

“Roda Viva” è, tutto sommato, la visione pessimistica del mondo e del destino umano.

“Vai passar”: Chico canta la speranza nel futuro dei brasiliani

Tutt’altri sentimenti esprime, invece, il Chico Buarque del 1984. Niente più smoking per lui, né capelli imbrillantinati, ma, quella sì, la stessa poetica acuta che caratterizza la sua intera carriera. In quest’anno, Chico lancia il brano “Vai passar”, che chiude, quasi a voler lasciare un messaggio di speranza, l’album “Chico Buarque”. Memori di quello che avverrà un anno più tardi, ovvero la fine della dittatura militare, la canzone sembra quasi una premonizione.

Il titolo “Vai passar”, che corrisponde anche al primo verso del brano, si allaccia ad un testo carico di metafore che ad una lettura più superficiale non fanno pensare alla lunga storia di oppressione del Brasile (il brano è comunque un samba allegro e incalzante). Nella prima strofa, infatti, si parla del samba popular che attraverserà le strade del paese. Dietro a quel samba, in realtà, c’è la storia infelice della schiavitù, della colonizzazione portoghese e, a questo punto, soprattutto della dittatura. Sono le pagine tristi della storia brasiliana, sbiadite nella memoria delle giovani generazioni.

Chico Buarque
Chico Buarque

“Num tempo
página infeliz da nossa história
passagem desbotada na memória
das nossas novas gerações.
Dormia
a nossa pátria mãe tão distraída
sem perceber que era subtraída
em tenebrosas transações”.

Eppure, con la sua lucida lettura della fase storica che il Brasile stava vivendo, Chico canta a generazioni di brasiliani che “passerà”. Quelle generazioni non si acconteteranno più della sola “alegria fugaz” che gli era concessa, quella del Carnevale con le sfilate di baroni famelici e Napoleoni squillanti. No. Il samba popolare invaderà la città e farà cantare di gioia la gente portando una nuova libertà. Un anno più tardi, dopo circa un ventennio, i militari lasceranno il potere e la democrazia, tanto desiderata, tornerà ad illuminare i sogni del popolo brasiliano: Chico Buarque si rivela un buon profeta.

Tuttavia non c’è solo questo in “Vai passar”. È un brano dalle sonorità epiche e tropicali che ha le stesse vibrazioni dei libri di Jorge Amado. È una grande esaltazione del sogno di almeno un paio di generazioni, della positività e della fiducia nel futuro: quello spirito che, da allora fino ai giorni nostri, ha distinto l’animo del popolo brasilano e che forse, per la prima volta proprio in questi storici mesi a cavallo dei mega-eventi sportivi, si è in parte inclinato ma che ancora a lungo sarà difficile soppiantare.

Il videoclip originale della canzone testimonia proprio questo spirito.

Chico Buarque compie oggi 70 anni. I Brasiliani lo amano indistintamente da nord a sud, dall’interior fino alla costa, con il portafoglio a secco o con il conto in banca traboccante, uomini e donne, giovani e meno giovani, neri, bianchi, mulatti, in favela o con l’attico a Leblon, lo festeggiano: Chico è stato in tutti questi anni la loro voce, l’interprete di paure e speranze e la colonna sonora di tante vite.

Chico Buarque, con la sua musica, è colui che ha fatto sognare il Brasile e noi, che pure abbiamo un po’dei nostri sogni in quella parte di mondo, lo ringrazieremo sempre.

Chico Buarque 70 anni
Tanti auguri, Chico!

Pietro Scaramuzzo

Tra i più autorevoli esperti di musica brasiliana in Italia. È il fondatore di Na Boca do Povo, progetto culturale per la diffusione della musica e della cultura brasiliana.

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