“Bossa Negra”, la semplicità di essere brasiliano

Hamilton de Holanda e Diogo Nogueira hanno inciso un samba minimale di estrema bellezza che dà il nome a un progetto musicale che ci entusiasma: “Bossa Negra”.

La musica brasiliana è fatta di incontri, come la vita. Ci si incontra per strada nelle rodas de samba, nei botecos, dietro al palco, sopra al palco. L’incontro, in fondo, è l’essenza stessa della musica in esso celebrata attraverso la condivisione, l’empatia.

È incredibile la forza che hanno le cose quando devono accadere, avrebbe detto Caetano. E certi eventi non possono che dargli ragione.

Così l’incontro di due anime nobili del Brasile si è concretizzato a Miami, lontano dalla Rio de Janeiro della Lapa, lontano dalle braccia confortanti del Cristo Redentore, lontano dall’epicentro del samba. Eppure, se samba deve essere, samba è. Anche a Miami.

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“Bossa Negra” – Hamilton de Holanda e Diogo Nogueira (2014)

Era il 2009 quando il virtuoso bandolinista Hamilton de Holanda incontrava il figlio del samba Diogo Nogueira. Lontano, negli Stati Uniti, ma, lo dicevamo, quando le cose devono succedere riescono a sprigionare una grande forza. Quell’anno, in verità, non è accaduto niente ma la musica esige pazienza e la pazienza ha poi dato i suoi frutti: un disco dal titolo “Bossa Negra” e un brano, una perla con lo stesso nome, che affonda le sue radici nelle viscere di mamma Africa e che si disseta ad una fonte squisitamente joãogilbertiana.

“Zumbi Brasil, miscigenação.
O povo que não volta atrás.
É bossa negra meu irmão.
O povo que não volta atrás.
É bossa negra meu irmão”.

Niente pandeirocavaquinho, però. Così come non c’è pianoforte né chitarra, perché, dopotutto, non stiamo parlando di bossa nova né di samba. Questa è Bossa Negra, qui si suona il bandolim, lo stesso di Jacob di cui Hamilton è erede legittimo. Il brano è quindi spogliato di ogni veste, in una ricerca affascinante dell’essenziale, della semplicità.

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“Bossa Negra”: racconto per immagini.

Hamilton de Holanda, con il suo bandolim a dieci corde – strumento da egli stesso creato aggiungendo due corde al classico bandolim – ricama, con dovizia di particolari, le fantasie del tappeto armonico sul quale la voce di Diogo Nogueira passeggia leggera. Nonostante la base armonica si affidi solo ai riff convulsi di Hamilton, Diogo non pare mai esitare. I due musicisti sono a loro agio nei cambi ritmici, nel botta e risposta tra le corde e la voce. Questo emerge sin dalle prime battute del brano.

“Bossa Negra” si propone come una sorta di erede del samba tradizionale per il quale non servono tutti gli strumenti a cui la tradizione ci ha abituati. “Bossa Negra” è l’elogio del minimale, l’apoteosi della semplicità. La semplicità di essere brasiliano.

Ora godetevi lo splendido video di “Bossa Negra”.

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