“Andar, andar”, Alceu Valença: rabbia e speranza per le strade di Rio

“Andar, andar” è un blues scritto dal grande Alceu Valença ed esprime, lungo le strade di Rio, la rabbia, la speranza e l’amore per il Brasile.

B di blues. B di Brasile. Blues brasiliano. Pernambucano, per l’esattezza. In salsa carioca, aggiungerebbe qualcuno. E poi A di Alceu, pernambucano di nascita, carioca d’adozione.

Il sertão è lontano ma spesso bisogna distanziarsi dalle proprie radici per cercare di ritrovare se stessi e la propria arte.

Le strade di Rio de Janeiro, quel senso di effervescenza, accoglienza, amorevolezza, possono essere una comoda culla per molti artisti. Sembrava saperlo quell’Alceu venticinquenne che, dai luoghi dove il sertão si avvicina alla costa e si fa un po’ meno arido, sbarcò pieno di aspettative nella capitale culturale del Brasile. Quella Rio de Janeiro che ti abbraccia e ti coccola e a cui Alceu ha sempre guardato con amore, nonostante i chilometri che lo separano dalle sue origini.

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“Andar, andar” – Alceu Valença (1990).

Si chiama Alceu Valença, quel giovanotto. Con il tempo è diventato uno dei più importanti musicisti brasiliani e l’unione di terre lontane la ritroveremo sempre nelle trame delle sue tante canzoni.

Si chiama Alceu Valença ma avrebbe potuto chiamarsi in migliaia di altri modi, perché Rio de Janeiro è sempre stata (e ancora oggi lo è) un polo di forte attrazione per generazioni di artisti.

Il brano che vi racconto non è tra i cavalli di battaglia di Alceu Valença. Siamo lontani sia dalle melodie fruttate di “Tropicana” sia dalle armonie di “Coração Bobo” sia dai tanti pezzi con cui, negli anni, Alceu Valença ha valorizzato ritmi e culture regionali come il forró e la ciranda.

Tutt’altro. Non deve essere facile passare dal sertão a Rio de Janeiro, nonostante questa sia la terra delle opportunità. Neanche dopo molti anni di vita vissuta nella metropoli. Spesso accanto all’entusiasmo possono emergere sentimenti contrastanti di disillusione, rabbia e malinconia. Stati d’animo che non possono che trovare sintesi perfetta in un blues nudo e crudo e partorito dal grembo dell’anima.

“Andar, andar” è un pezzo scritto da Alceu Valença nel 1990 e pubblicato nell’album omonimo. Un blues che batte il suo ritmo lungo le vie di Ipanema e Leblon, le strade dell’élite di una città che forse non è più quella di un tempo ma che forse non è altro che lo specchio di un Brasile dove il popolo, figlio della stessa terra, è come un cane abbandonato e diviso da chi comanda.

“Eu compus esta canção
andando de Ipanema
para o Baixo Leblon
feito um cão abandonado
como o povo brasileiro”.

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“Andar, andar”: racconto per immagini

L’immagine è quella di un Alceu Valença, il cappellaccio nero in testa, che cammina per la cidade maravilhosa e butta in faccia al Brasile la vergogna e il bisogno di amore di un popolo intero che, nonostante la fine della dittatura, ancora non trovava la strada. “Andar, andar” è un invito a camminare, il grido di un artista lanciato proprio un attimo prima che la democrazia brasiliana, con la presidenza di Collor de Mello, conoscesse lo scandalo della corruzione.

“Meu pau-brasil
somos filhos de um só ventre
dessa terra mãe gentil
e as elites nos dividem.
Como vai mal meu Brasil.”

La rabbia e la speranza si mescolano, nella voce di Alceu Valença e le note di “Andar, andar” sono forse un tentativo di trovare il equilibrio. Attraverso il blues.

Sì, perché alla fine è un blues molto minimale, “Andar, andar”. La voce non sarà quella dei raccoglitori di cotone del Mississipi ma è quella, altrettanto tagliente, di un figlio del Brasile più arido, di quel sertão pernambucano tropo spesso dimenticato.

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