Sócrates, il Brasile e la Democrazia Corinthiana: intervista a Lorenzo Iervolino

Sócrates, la storia del Brasile, il suo calcio poetico e la Democracia Corinthiana in un’intervista all’autore di “Un giorno triste così felice”.

È uno dei libri migliori che mi sia capitato di sfogliare negli ultimi tempi.

Parla di sport, altruismo e lotta per la giustizia e lo fa attraverso le combinazioni di colori: il bianco-rosso-nero, il bianco-nero, il blu-verde-giallo, il viola e il rosso-nero. Sono i colori sociali delle maglie vestite da un grande uomo, inteprete dell’animo più poetico del calcio, medico, artista e attivista. Un uomo che si chiamava Sócrates.

Il libro di cui vi parlo si chiama “Un giorno triste così felice. Sócrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario” ed è stato scritto da Lorenzo Iervolino, autore romano classe 1980, che dopo una lunga ricerca tra i luoghi e le persone che hanno fatto parte della vita del calciatore brasiliano, ha trasfuso nero su bianco il suo lungo racconto.

State tranquilli: l’enciclopedismo di almanacchi e biografie è lontano anni luce dallo stile adottato da Lorenzo. Il libro è vivo. L’equilibrio è tra il racconto e il reportage e non mancano monologhi che fanno pensare più al teatro e alla poesia. La cornice, mai messa da parte dall’autore, è quella del Brasile degli anni Settanta e Ottanta, quando la dittatura militare opprime il paese e i movimenti di protesta si fanno via via più forti, anche grazie alla sperimentazione democratica avviata da Sócrates nel suo Corinthians.

Dopo aver letto “Un giorno triste così felice”, capisco da una parte perché il fenomeno della Democracia Corinthiana fu il progetto pilota del Brasile democratico, dall’altra che la vita o la si vive passivamente o con responsabilità e poesia, come faceva Sócrates al colpire la palla con il tacco.

Ho incontrato Lorenzo Iervolino in una calda sera d’estate a Roma, ho letto il suo libro e ora vi propongo questa lunga e interessante intervista. Vi piacerà.

Approfitto per ringraziare Lorenzo, la casa editrice 66thand2nd, romana anch’essa, e Michela Bennici (seguite il suo blog) che ha reso possibile quest’incontro.

intervista-lorenzo-iervolino-socrates

Sócrates disegnato da Guido Scarabottolo (copertina di “Un giorno triste così felice”).

Intervista a Lorenzo Iervolino, autore di “Un giorno triste così felice”

Perché un libro su Sócrates?

Intanto un saluto agli amici di DentroRiodejaneiro.

Ogni volta che mi sono trovato davanti a questa domanda, me ne sono posta, a mia volta, un’altra: perché no?

Perché non raccontare una vita così intensa, uno sportivo, un attivista politico, un autore di canzoni, pittore, creatore di spazi culturali e sociali, opinionista radicale: un uomo coraggioso.

La vera questione che si poneva era più che altro riassumibile in ulteriori domande: come farlo? Come raccontare la sua vita?

E le risposte a queste potevano essere tante, a partire dallo sforzo enciclopedico e supremo che rappresenta la realizzazione di una biografia “classica”. Invece diciamo che io ho optato per una sorta di biografia delle idee, delle passioni, ho cercato di restituire un Sócrates attraverso i suoi gusti, le sue scelte, i suoi momenti topici. E in questa scelta, ho anche optato per scrivere un romanzo, un romanzo che poi avesse la capacità di inglobare e trasformarsi in altri generi, com’è stato per il reportage e i monologhi teatrali che attraversano tutto il libro.

A proposito del libro, in quanto oggetto che racchiude questa narrazione: il mio libro nasce “dopo”. Questo dopo sta a significare che “prima” c’è stata una ricerca. Una ricerca che affonda le sue radici nel mio interessamento per la Democrazia Corinthiana di cui sapevo il poco che circolava in Italia (e in Europa). Sócrates non solo è stato uno dei protagonisti principali di questo laboratorio calcistico-politico, ma, in fondo, anche il suo interprete più compromesso, quello che ne avrebbe avuto maggiormente da perdere, dato che nella primavera del 1981 (quando cioè i prodromi di quella che un anno e mezzo dopo Juca Kfouri avrebbe chiamato appunto Democrazia Corinthiana muoveva i suoi primi passi) lui era già un giocatore molto famoso e punto fermo della Seleção della quale di lì a poco sarebbe diventato anche capitano.

Un-giorno-triste-così-felice-Sócrates

Copertina di “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino.

Ma fu solo grazie a lui che l’esperimento andò avanti e con successo per quasi tre anni e che riuscì a giocare un ruolo così importante nel paese.

Poi, più approfondivo l’argomento della Democrazia Corinthiana e più mi appassionavo alla vita del Magrão, incontrandone la densità, l’intensità, e l’autenticità: per lui c’era sempre una sfida, contro l’autorità sportiva, quella del regime militare, quella per il raggiungimento dell’equità nella società brasiliana. Ecco, la sua mi è sembrata una sfida costante per essere se stesso.

Quindi, torno a dire: perché no?

Chi era Sócrates e chi era Pelé?

Non posso rispondere a nessuno dei due quesiti. Però voglio rispondere lo stesso.

Per Sócrates rispondo in tre tappe:

La prima: in 352 pagine ho raccontato “il mio Sócrates”, quello cioè filtrato dal mio sguardo, dalla mia percezione e dalla mia narrazione. Anche se per un terzo del libro a parlare sono le persone che maggiormente gli sono state vicino, oppure ex compagni di squadra in Brasile e in Italia, o, ancora, compagni di studi in medicina (già, il soprannome Doutor, se l’era guadagnato nelle aule della USP, l’Università di San Paolo!). E questo Sócrates lo si può conoscere solo leggendo il libro.

La seconda: il Sócrates che ho percepito in Brasile, che mi è stato raccontato, che ho “letto” negli occhi delle persone che, tutte quante, lo hanno perso per sempre, è un uomo che è stato molto amato, che è stato il centro di tante vite, un uomo che volendolo o no, è stato anche fonte di grande ispirazione. Rapportandolo proprio a Pelé (il più grande calciatore brasiliano – e non solo – di tutti i tempi) molti brasiliani dicono di apprezzare molto di più Sócrates, perché in lui ci si possono riconoscere, per le scelte di vita che ha fatto, per aver sempre parlato ai suoi connazionali. Ancora oggi. Quindi, il “Sócrates degli altri” è un uomo ancora vivo, ancora capace di interagire con l’attualità del paese – si pensi solo al fatto che aveva previsto ogni cosa rispetto alle rivolte di piazza degli ultimi due anni, e ne aveva scritto a lungo, con grande anticipo -, un uomo che ti poteva “cambiare le giornate con una parola” (cito una frase che mi è stata detta in un’intervista), e questo valeva tanto per un ragazzino di strada che si fermava a chiedergli assistenza medica o una maglietta del Corinthians, quanto a un uomo o una donna di rilievo nel panorama politico.

La terza: infine uso una definizione che mi ha dato di lui Maurinho Sacchi, amico di tutta una vita e compagno di squadra di Sócrates. Maurinho dice che il Magrão era “l’egoista più altruista che io abbiamo mai conosciuto”. Per condurre una vita così piena – di impegni, di sfide, di sentimenti – Sócrates aveva se stesso al centro, ma allo stesso tempo era uno che dava verso gli altri, costantemente, tantissimo.

Per quanto riguarda Pelé, preferisco far rispondere Sócrates. Per il Doutor, Pelé è stato l’idolo d’infanzia, il suo vero ispiratore, lo studiava lo imitava. Come tanti altri ragazzini della sua generazione ovviamente, parliamo di un giocatore, Pelé, che in campo ha rivoluzionato il gioco, unendo potenza a grazia, abilità e acrobatismo. Però poi, divenuto più grande, Sócrates si è posto in costante contrapposizione col suo idolo d’infanzia. In particolare gli imputò (tra le tante cose, a dire il vero) di non aver preso nessuna posizione nei confronti del regime militare ai tempi della vittoria della coppa del mondo in Messico nel 1970, anno in cui la repressione in Brasile fu durissima e anno in cui Pelé era stato incoronato re del calcio mondiale: “avrebbe potuto parlare, ma non lo fece”. Questo deluse moltissimo Sócrates, che infatti, in futuro, non perse invece occasione per dire come la pensava, per connettere le esigenze e non solo i sogni dei brasiliani, con quelli dei loro beniamini.

fernando-kaxassa-lorenzo-iervolino

Lorenzo Iervolino con Fernando Kaxassa, amico di Sócrates, davanti al Cinema Cauim di Ribeirã Preto.

Come hai organizzato il lavoro per realizzare il libro?

Prima ho già anticipato qualcosa.

La ricerca è durata un anno e la scrittura del libro quattro mesi. Quattro mesi folli e disperati, perché abbiamo tenuto ritmi pazzeschi. Dico abbiamo visto perché, oltre al suo autore, il libro vede la partecipazione anche di altre persone. In particolare, in questo caso, l’editor Giuliano Boraso ha condiviso con me gioie e dolori, condividendo tutta la fatica e la dedizione.

La ricerca è partita da Roma. Grazie anche all’apertura mentale ancor prima che alla disponibilità del personale della Biblioteca Ascarelli e dell’Ambasciata Brasiliana a Roma – un vero e proprio centro di cultura – ho avuto accesso a testi e contatti, a rassegne stampa e a confronti di pensiero. Poi, ho iniziato a viaggiare, sono andato a incontrare le persone, in giro per l’Italia e in Brasile. Prima di partire avevo un progetto in mano, la scaletta del romanzo e già dei capitoli scritti. Avevo inoltre raccolto “la voce di Sócrates” perché per me era fondamentale che ciò che lui aveva realmente scritto e detto sarebbe coinciso con le parole del Sócrates-personaggio.

lorenzo-iervolino-bueno

Lorenzo Iervolino con Bueno, musicista amico di Sócrates.

Poi, soprattutto a Ribeirão Preto, ho capito che la terza parte del libro sarebbe stata diversa. Gli aneddoti e le tantissime storie raccolte (anche incrociando spesso tanti punti di vista dei diversi protagonisti delle singole vicende) divenivano materiale fertile per creare le scene. Invece, la terza parte è poi diventata il mio reale incontro con le persone che sono state parte della vita di Sócrates e quegli aneddoti, quei veri e propri racconti di amore e amicizia e fratellanza, sono rimasti intatti, nelle loro voci.

Come ha reagito il pubblico a questo tuo lavoro?

Sócrates in abiti da medico

Sócrates in abiti da medico (Foto: A. Rizzutti)

Va un po’ ridimensionato forse il concetto di “pubblico”. I libri non hanno grandissima circolazione, soprattutto in Italia e soprattutto se in Italia si tenta di fare narrativa a tema sportivo. Per fortuna la 66thand2nd, la casa editrice che ha pubblicato il libro, su questo tema lavora con grandissima serietà e quasi con illuminazione. Forse si deve a loro se questo genere anche nel nostro paese sta acquistando il valore – di qualità, di passione, di attenzione – che ha in Sudamerica, in Inghilterra, negli Stati Uniti o in Canada e Francia.

Quindi il pubblico, intanto, è di appassionati del genere.

Poi, contemporaneamente, un pubblico amante del Doutor da Bola, del Magrão Sócrates, che ha fatto sognare generazioni anche qui da noi, dove probabilmente ha vissuto una delle stagioni più difficili della sua vita, non solo in campo.

Tornando alla casa editrice, la sua visibilità e capacità di rendere il romanzo sportivo qualcosa di nuovo e affascinante si è anche riflettuto sull’attenzione che la stampa ha dato al libro, non solo in tempo di mondiali brasiliani, ma ancora oggi (dove si parla forse più del progetto-libro che del suo protagonista) c’è tantissima attenzione a quel che ho scritto e vissuto nell’ultimo anno e mezzo.

Quel che però mi fa più piacere e rappresenta la prosecuzione della ricerca, del lavoro umano e personale, è rappresentato dalle tantissime email, telefonate e messaggi che mi sono arrivati da sconosciuti lettori, persone che avevano letto il libro e che ci tenevano a dirmi le proprie impressioni o a farmi domande su alcuni passaggi e periodi storici, a raccontarmi come si sono innamorati di Sócrates e qual è stato il loro rapporto con quel che ho scritto.

Ecco, in questo senso, il pubblico ha reagito in maniera empaticamente commovente.

Dopo questa lunga avventura, c’è una cosa che, se fosse possibile, chiederesti a Sócrates?

Sì: “Doutor, valeu a pena?”.

Rispetto a quei tempi, com’è oggi il calcio in Brasile?

Uh, qui ci vorrebbe un trattato o un altro libro, allora sarebbe più semplice consigliare la lettura di un bellissimo saggio di José Paulo Florenzano che parla di Democrazia Corinthiana ma anche del rapporto tra calcio politica economia e società a partire dalle sue origini.

Dico solo che il calcio degli anni ’70 e primi anni ’80 non aveva come protagonisti le televisioni, gli sponsor, le grandi aziende, i multiproprietari di cartellini di giocatori, i procuratori. Iniziavano ad essere degli attori del mondo calcio, senza esserne i proprietari, come lo sono oggi. Addirittura i bellissimi campionati statali, come ad esempio il carioca e il paulista, che erano ambitissimi e molto competitivi in quegli anni, hanno oggi perso tantissimo spazio e prestigio (oltre che durata) in favore del campionato nazionale il Brasileirão, perche le televisioni e gli sponsor preferiscono “trattare” solo i grandi club.

Questo vuol dire che oggi è molto difficile che un giovane Sócrates si possa mettere in mostra ad alti livelli nel piccolo club del Botafogo di Ribeirão Preto, come accadde a lui quarant’anni fa.

Potresti dirci qualcosa del periodo “carioca” di Sócrates?

Anche qui è difficile cavarsela con poco. Posso dirvi che Sócrates ha molto amato Rio e da Rio è stato (ed è) molto amato. Lui ha frequentato la città già prima del suo periodo al Flamengo e anche dopo perché come dicevo aveva qui tantissimi amici. Mi hanno raccontato che Sócrates, per strada a Rio de Janeiro non poteva girare, perché era una calamita per le persone. Poi, se non sbaglio, è stato il primo calciatore ad essere il padrino ad un Carnevale a Rio de Janeiro, e lui non era carioca, era nato a Belém e rappresentava però una cultura paulista.

Sócrates e Zico nel maggio 1986 (Foto AP/N. Ut)

Sócrates e Zico nel maggio 1986 (Foto AP/N. Ut)

Calcisticamente parlando, al Flamengo non andò bene. Sócrates ci arrivò nel 1985 dopo la “fuga da Firenze”. Arrivava per rilanciarsi anche in vista dei mondiali del 1986 e avrebbe fatto coppia con il suo amico e compagno di nazionale Zico, anche lui rientrante dall’Italia dopo una bella esperienza a Udine. Entrambi però non erano più i giocatori che avevano fatto sognare i tifosi di tutto il mondo, erano oltre i trent’anni e i loro acciacchi fisici non gli permisero di giocare insieme che una manciata di partite in tre anni.

Sócrates, poi, al termine della prima stagione ebbe una grossa rottura con la dirigenza del club e smise di giocare a calcio. Da un giorno all’altro disse che quel trattamento di diffidenza e noncuranza non lo meritava, allora si presentò ad uno degli ospedali della città e riuscì a farsi assumere. Ecco, il Doutor, per la prima volta nella sua vita, a 31 anni, praticava la medicina per la quale aveva fatto tanti sacrifici. Poi dopo due mesi ritornò sul campo, aveva ancora molto da dare e ammise anche che il sistema gerarchizzato dell’ospedale non faceva per lui, neanche quello.

Però, forse, questa domanda numero 7 andrebbe posta a Chico Buarque: lui sì che saprebbe rispondere per bene.

In poche parole: quanto ha contato il fenomeno della Democracia Corinthiana nello sviluppo democratico del Brasile?

In pochissime parole? Ha contato molto. Era la parte più evidente e maggiormente intellegibile per tutta la popolazione di un movimento vastissimo contro la dittatura. Se pensate che di Democracia Corinthiana parlavano in quegli anni le prime pagine dei giornali non sportivi e i telegiornali aprivano mostrando Sócrates e Wladimir o Monteiro Alves e Casagrande a una manifestazione, a uno sciopero o su un palco assieme ai politici a parlare alla gente.

C’è ancora chi colpisce la palla di tacco per far innamorare?

Sì, per fortuna sì.

Ma non con la consapevolezza e la libertà intellettuale del Doutor Sócrates. Lui, rispetto all’estetica del gesto calcistico e al rapporto tra bellezza e divertimento del pubblico, fu ispirato più da Garrincha che da Pelé, che come abbiamo già detto era il suo punto di riferimento. Garrincha aveva come primo obiettivo far divertire la gente (la sua gente) e poi pensare al risultato, ai gol, alle coppe, ai premi. Ecco, in questo senso, invece, no, non c’è più nessuno. Non sarebbe possibile, almeno non nel calcio capitalistico.

Tra i progetti futuri c’è ancora qualcosa che ti porterà in Brasile?

Mi piacerebbe molto. A breve inizierò a dedicarmi ad una nuova avventura letteraria, una bella sfida: un libro per ragazzi. Ho idea che qualcosa di brasiliano ci sarà anche qui.

2 commenti a “Sócrates, il Brasile e la Democrazia Corinthiana: intervista a Lorenzo Iervolino

  1. Ho un grande rispetto e ammirazione verso questo mito del calcio ed il libro, che ho comprato, gli riconosce il tributo che merita. Stesso discorso vale per quest’ articolo che contribuisce ad alimentare l’interesse per entrambi e per una lettura del Brasile fuori dagli schemi soliti. Come si suol dire in portoghese: good job!!

    • Simone Apollo 16 marzo 2015 at 11:22 - Rispondi Author

      Ciao Paolo, grazie per il tuo contributo. Sócrates oltre a un grande calciatore è stato uno di quei personaggi che, ognuno a loro modo, hanno contribuito allo sviluppo democratico e civile del Brasile. Il libro di Lorenzo Jervolino, che ci ha voluto concedere questa bella e lunga intervista, è una testimonianza brillante, documentata e avvincente di quegli anni e delle vicende di questo campione che ha dato un grande esempio. Hai fatto bene ad acquistarlo e sono convinto ti piacerà molto: buona lettura!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *