Esperienze carioca

Osservare la favela di Rocinha dal basso o dall’alto

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Un frammento di Rocinha vista dalla passerella di Niemeyer.

Quella di Rocinha è la favela più grande di Rio. Secondo molti è addirittura la più grande di tutta l’America latina (ricordo ancora la maglietta che acquistai qui la prima volta che vi misi piede… c’era scritto “A maior da América latina”). Non tutti sono d’accordo su quest’ultimo punto ma sta di fatto che quando ci si trova ad osservare l’estensione di questa comunità, si rimane sempre a bocca aperta.

Non voglio darvi informazioni sul luogo o parlarvi della visita a Rocinha (potete scoprire molto di più sulla famosa favela di Rio qui). Voglio solo descrivere la sensazione che si prova davanti a questa città nella città.

Tutti gli amanti di Rio de Janeiro dovrebbero conoscere la realtà delle favelas (primi fra tutti i carioca stessi). Come spiego, qui vive il 23% degli abitanti di Rio de Janeiro: le favelas sono un aspetto troppo importante della città e non possono essere ignorate.

La Rocinha, per le sue dimensioni, per la comodità di accesso e per la sua posizione geografica è un’opzione da tenere in considerazione se volete affacciarvi nel quotidiano di chi vive nelle favelas brasiliane. La raccomandazione, non mi stancherò mai di ripeterlo, è che la visita in questi luoghi avvenga con rispetto e con una sana ricerca di dialogo ed empatia. Chi è alla ricerca dei “tour” che poco lasciano alle comunità e spesso sono condotti come fossero dei safari, è sul blog sbagliato.

Senza entrare nei dettagli della visita a Rocinha, come dicevo, voglio solo trasmettere l’emozione di vederla dal di fuori. Dal basso e dall’alto.

La visuale che vi si stamperà sugli occhi è impressionante: Rocinha, abbraccia uno spazio gigante a ridosso delle montagne della Tijuca. Guarda verso il mare e si allarga a macchia d’olio fino al versante della Gávea. I grattacieli di São Conrado sembrano minuscoli se paragonati con l’immensità della favela.

Passate per il mercatino che si trova alla base della comunità (a proposito, qui costa tutto di meno… approfittatene! Darete anche una mano al commercio locale…) e salite sul ponte per l’attraversamento pedonale. È una passerella progettata dal grande architetto brasiliano Oscar Niemeyer, una delle sue ultime opere. Da qui avrete uno sguardo d’insieme della Rocinha e potrete scattare le vostre fotografie ma, ve lo assicuro, non riuscirete a inquadrare per intero la comunità.

Il secondo modo per guardare Rocinha dal di fuori è farlo da più su. Dalla parte alta della comunità o, meglio ancora, da una delle cime che circondano la regione di São Conrado.

La vista che più vi mozzerà il fiato, secondo me, è quella che si scorge percorrendo il ripido sentiero del Morro Dois Irmãos. Se vi capiterà di salire qui, la vista sui tetti di Rocinha vi si spalancherà improvvisamente agli occhi dal folto della vegetazione atlantica. Un labirinto di lamiera al sole accovacciato sulla montagna molto più in basso. Potrete sentire i suoni della favela attutiti dalla distanza. Il panorama è sorprendente.

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Rocinha vista dal sentiero che sale al Morro Dois Irmãos.

Sia che osserviate la Rocinha dal basso sia che lo facciate dall’alto, siate “antropologi”. Prendetevi cinque minuti per riflettere su quest’aspetto di Rio de Janeiro, immaginate le storie di chi risiede nelle favelas, provate ad immedesimarvi in loro, immaginate di vivere i problemi della loro quotidianità, cercate di comprendere i pregiudizi e i soprusi che spesso devono sopportare. Pensate a come devono diventare quei vicoletti quando, durante i temporali, la pioggia scende rapida e abbondante incanalandosi verso valle. Pensate alle sparatorie e ai pianti dei bambini. Sono milioni di persone soltanto a Rio de Janeiro e dintorni.

Provate poi a chiudere gli occhi. Provate a sentire le note del samba che, lentamente, penetrano nelle orecchie, pensate all’arte, alla cultura e alla memoria. Immaginate i ragazzini che volteggiano con le mosse della capoeira, pensate agli aquiloni stretti nelle mani dei bambini, pensate alle parole che ogni giorno vengono scritte da chissà quanti poeti sotto a un tetto di zinco, pensate alla poesia che c’è sempre, anche dove meno te lo aspetti. Pensate a chi, ora dopo ora, costruisce il proprio futuro. Anche questo è favela.

Prendete coscienza di tutto ciò e, quando tornerete a casa, raccontatelo. Se, parlando con i brasiliani, qualcuno vi prenderà per matto o vi guarderà con aria stizzita perché non siete d’accordo con la sua idea prefabbricata che “nelle favelas vivono solo criminali”, versategli una cervejinha o prendetegli le mani con affetto e parlategli: certamente saprete spiegargli che si sta sbagliando.

Informazioni per la visita

Per vedere la Rocinha dal basso, il modo più comodo è prendere la linea 4 della metropolitana e scendere alla stazione di São Conrado. Il ponte di Niemeyer si trova a neanche cento metri di distanza dall’uscita della metropolitana. In alternativa, potete prendere uno dei tanti autobus che percorrono la strada Lagoa – Barra e scendere alla prima fermata dopo il tunnel (se arrivate dalla zona sud) o ancora un taxi o un Uber.

Per vedere Rocinha dall’alto potete recarvi nella parte più alta della favela o salire il sentiero che porta alla vetta del Morro Dois Irmãos (esperienza incredibile). Nel primo caso, potete prendere un mototaxi da giù o uno degli autobus che vi lascerà nella Estrada da Gávea all’altezza dell’ufficio postale (linee 537, 538 e 539). Nel secondo caso dovrete percorrere il sentiero dei Dois Irmãos che parte da Vidigal. Se volete salire sui Dois Irmãos, potete rivolgervi a questa agenzia e prenotare direttamente on line.

Se invece volete visitare Rocinha all’interno, potete contattarmi e vi indicherò il modo migliore per farlo. In ogni caso, informatevi bene sulle condizioni di sicurezza sia a Rocinha, sia a Vidigal.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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