Esperienze carioca

Cantagalo, Pavão e Pavãozinho: visitare le favelas tra Ipanema e Copacabana

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Cantagalo: veduta della comunità.
Visitare le favelas di Cantagalo, Pavão e Pavãozinho è un'esperienza molto interessante e facile da realizzare magari con l'aiuto di una guida locale molto esperta.
Se mi avessero detto che un giorno avrei provato l’emozione di far volare un aquilone nello spazio immenso sopra Copacabana, non ci avrei creduto.

Eppure è stata una delle sorprese che mi ha riservato la visita al complesso di favelas di Cantagalo-Pavão-Pavãozinho.

Sono tre comunità che si arrampicano sui morros, le montagne alle spalle dell’Arpoador, in bilico tra Ipanema e Copacabana. Qui è stato ambientato il film “Era uma Vez”.

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Veduta di Pavão e Pavãozinho.

Avevo contattato il Museu da Favela, associazione di base che ha inventato un museo all’aperto delle tre favelas. Un circuito visitabile su appuntamento e riconosciuto patrimonio culturale dello Stato di Rio de Janeiro. A causa di un problema, invece, ho fatto tardi all’appuntamento e, insieme a mio fratello, ci rivolgiamo a Jefferson, un giovane della comunità di Cantagalo che si alterna tra il lavoro come guida e quello come istruttore di surf tra le onde dell’Arpoador.

Jefferson si trovava alla stazione del metro di Cantagalo con una ragazza americana, un’australiana e una coreana. Indeciso se addentrarmi tra i vicoli della favela (sono tre comunità pacificate e in teoria abbastanza sicure), mi accorgo dei quattro e mi rendo conto che lui è una guida. Mi presento e mi aggrego.

La visita inizia salendo con l’Elevador do Cantagalo (o Elevador Rubem Braga), ascensore che permette di salire direttamente dal metrò alla comunità di Cantagalo: una bella mano per gli abitanti! In cima all’elevador, si trova il Mirante da Paz, un belvedere da cui si gode un panorama spettacolare.

Il nostro gruppo guidato da Jefferson
Il nostro gruppo guidato da Jefferson.

Jefferson si distingue per gentilezza, simpatia e capacità di raccontare ogni dettaglio del luogo. Tutti lo salutano e ci sorridono. Ci porta anche a casa sua.

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Uno dei becos (vicoli) di Cantagalo.

Per i vicoli di Cantagalo facciamo vari incontri. Ne cito due su tutti perché sono stati molto interessanti.

Il primo è stato con il responsabile della scuola di samba del complesso di favelas, la Alegria da Zona Sul (che nel Carnevale di quest’anno ha sfilato nel gruppo di accesso al Sambódromo). Purtroppo non ricordo il nome del mestre. Ricordo bene, però, la passione con cui ci ha raccontato dell’importanza del samba per le comunità e di un abitante d’eccezione, il grande musicista Bezerra da Silva, che si è speso molto per la gente del posto. I passi di samba che il mestre ci ha dedicato sono impressi nei miei ricordi di viaggio: un privilegio potervi assistere.

Alegria da Zona Sul: il mestre samba per noi
Alegria da Zona Sul: il mestre samba per noi

Il secondo incontro è stato con un’anziana (per lo meno così sembrava) donna che ci ha invitato nella sua casina semplice. La signora lavorava come parrucchiera dentro casa e stava sistemando le treccine a un ragazzo che, due giorni, dopo avrebbe avuto l’occasione della sua vita: quella di recitare in uno spettacolo al Teatro Rival, storico luogo di cultura del centro di Rio de Janeiro. La positività e la gratitudine del ragazzo, insieme all’amore che la signora mostrava per il suo lavoro e per le vecchie fotografie posizionate sui mobili come icone da venerare, sono state un’esperienza illuminante. Non so come sarà andato lo spettacolo teatrale. Mi auguro che quel ragazzo e il suo sorriso raggiante abbiano fatto strada. Di certo c’è che mi ha dimostrato che bisogna sempre crederci e che le occasioni di crescita, riscatto e trasformazione sono a portata di mano.

Visita a favela Cantagalo la parrucchiera e l'attore
Visita a favela Cantagalo la parrucchiera e l’attore.

Ma la visita deve continuare e Jefferson ci fa visitare lo spazio Criança Esperança (che avevo conosciuto un po’ di anni fa quando mi recai a Rio per una ricerca sulle favelas). È uno spazio educativo e culturale a disposizione dei bambini delle tre comunità realizzato grazie al lavoro di una Ong che si chiama Viva Rio e di tanti donatori.

Subito dopo è la volta di ammirare uno dei panorami più belli che mi sia capitato di vedere a Rio. Camminando (con molta attenzione) lungo la pietra scoscesa del Morro do Cantagalo, si apre infatti una visuale incredibile sulla Lagoa, Ipanema e le montagne tutto intorno. Una meraviglia! La cosa divertente è che più o meno alla stessa altezza ci sono diversi palazzi. Quegli appartamenti devono godere di un panorama spettacolare. Eppure la sensazione di ammirare l’immenso, standosene sdraiati sulla pietra calda e ripida, credo non abbia uguali.

La veduta dal Morro do Cantagalo
La veduta dal Morro do Cantagalo.

Dopo aver conosciuto la comunità di Cantagalo, Jefferson ci porta a pranzo in un delizioso ristorantino in chissà quale beco (vicolo) della favela. Giusto il tempo di sgranocchiare pollo, riso e fagioli e di constatare quanto tutto costi di meno qui (a soli cento metri sopra Ipanema). Successivamente, ed è già circa un’ora e mezzo che siamo in giro, ci spostiamo verso Pavãozinho e Pavão, più verso Copacabana.

Tra queste case collegate da infinite serie di scalini c’è molta povertà ma c’è anche tanta dignità. C’è sporcizia ma c’è anche tanta bellezza. Sono i classici contrasti delle metropoli tropicali. Sono sempre stato convinto che vadano conosciuti e raccontati. Importante è farlo con rispetto ed empatia e cercando di sostenere gli abitanti.

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Le case di Cantagalo.

Della seconda parte della visita vi voglio raccontare due cose. La prima è la partitella di calcio dove mi sono trovato a partecipare come improvvisato giocatore straniero. Pochi colpi a un pallone insieme a un gruppo di ragazzini. Il campo era una piazzetta tra le case. Non oso pensare a cosa sarebbe accaduto se la palla fosse scivolata giù lungo una delle scale. Bello essere accettati nonostante le diversità. Anzi, bello che la mia diversità di gringo sia stata la sorpresa nel pomeriggio calcistico di quei bambini.

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Partitella a calcio con i ragazzini della favela.

Infine ci sono gli aquiloni. Alla fine della visita, la nostra guida Jefferson, cui ci eravamo già tutti affezionati, ci porta al belvedere che da Pavão domina la distesa di mare, sabbia e cemento di Copacabana. È il punto da cui i bambini fanno volare gli aquiloni e li fanno vibrare a centinaia di metri di altezza nel cielo sopra Copacabana. Uno di loro mi chiede se volessi provare. Chiaramente, accetto. Non so quando era stata l’ultima volta che avevo tenuto un aquilone (a proposito, voi ricordate la vostra?). Posso dirvi che l’emozione di farlo e di farlo in quel luogo, apparentemente infinito, è stata immensa. Forse la cosa che più mi porto appresso di quest’esperienza carioca.

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Con l’aquilone sul cielo di Copacabana.

Ce ne andiamo con i sorrisi stampati in volto. Giusto il tempo di affacciarsi in un negozietto, acquistare un aquilone di carta e regalarlo a un bambino che era lì. Ne era sprovvisto e quindi era il solo a non poter giocare con il vento. Un aquilone donato e, magicamente, spunta un nuovo sorriso, questa volta sul volto del ragazzino.

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Il belvedere sulla vastità di Copacabana.

Scendiamo giù, un po’ persi, nel caos del traffico per le strade di Copacabana. Saluto le tre ragazze compagne di avventura e ringrazio Jefferson per la splendida visita. Lui corre in spiaggia perché ha appuntamento per una lezione di surf. Io rientro a casa felice per una giornata indimenticabile.

Informazioni per la visita

Chi volesse visitare il complesso di Cantagalo-Pavão-Pavãozinho, può contattare Jefferson attraverso la sua pagina Facebook Ipanemasurftour e organizzare un’escursione in favela. Ditegli che avete avuto il contatto dal blog italiano DentroRiodejaneiro. Jefferson parla un ottimo inglese oltre al portoghese. L’appuntamento, in genere, è alla stazione della metro di Cantagalo, davanti all’ascensore. Al momento della mia visita, il costo era di 50 reais (soldi che vanno a un giovane lavoratore della comunità e no ad un’agenzia di viaggi che poco si importa degli abitanti del posto). Consiglio di indossare comode scarpe da ginnastica e bermuda. L’ultimo suggerimento riguarda le fotografie: se lo desiderate, scattatene ma sempre con attenzione e rispetto per le persone del luogo.

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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