Carnevale Rio de Janeiro

Carnevale di Rio 2018: la Beija-Flor e i veri mostri del mondo

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La scuola di samba della Beija-Flor in sfilata (Foto: F.Grilli - Riotur).
Carnevale di Rio de Janeiro 2018: la scuola di samba Beija-Flor de Nilópolis parla dei veri mostri della nostra società e fa un samba-enredo meraviglioso.

Viviamo anni che per molti versi fanno paura e la Beija-Flor de Nilópolis dedica il suo enredo per il Carnevale di Rio de Janeiro 2018 al tema dei mostri.

Lo spunto lo offre il bicentenario della pubblicazione di un classico della letteratura, quel Frankenstein, scritto da Mary Shelley, che uscì nel 1818.

Una considerazione, innanzitutto. Sia l’enredo sia il samba-enredo della Beija-Flor sono i più belli di questo Carnevale. Sono un grande ammiratore di scuole più “classiche” della tradizione carioca, come la Mangueira e il Salgueiro, però negli ultimi anni la scuola nilopolitana ci ha abituati a dei samba meravigliosi. Armonie, melodie e ritmiche che non hanno uguali. Non per niente è la scuola che ha vinto di più dal Duemila a oggi.

Anche stavolta il successo è molto probabile. Io mi sbilancio e prendo posizione: spero che la Beija-Flor vinca. Se lo merita.

Il tema dell’enredo è più che mai attuale. I veri mostri del pianeta Terra non sono i Frankenstein, le creature all’apparenza brutta, sporca e cattiva. Sono, invece, i loro creatori. I responsabili materiali e morali di un mondo che genera disuguaglianza, mancanza di diritti, odio, offesa.

Il mostro è la carenza di amore. Il mostro è la chiusura in se stessi. Il mostro è vivere separati da muri. Il mostro è la non accettazione dell’altro. Mostri sono la banalizzazione e la superficialità di un mondo che va troppo di fretta.

Se ne avessi uno in testa in questo momento, mi toglierei il cappello e mi inchinerei mentre sono qui a scrivere.

A Rio de Janeiro il movimento del samba è stato storicamente al centro di “mostrificazione”: il samba arriva dai neri, dai poveri, dai nordestini, dalle favelas. Il samba era il movimento dei marginali e di quelli che discendevano dagli schiavi. “Sambista”, per lungo tempo, è stato sinonimo di malandro.

“Mas o samba faz essa dor dentro do peito ir embora
feito um arrastão de alegria e emoção o pranto rola
meu canto é resistência
no ecoar de um tambor
vêm ver brilhar
mais um menino que você abandonou”.

Il samba invece è un’enorme possibilità di riscatto, il cui ingrediente principale è la cultura. Il samba può denunciare i veri mostri che tengono in scacco la società. Il samba è amore e le scuole di samba ne sono portabandiera.

Tenere alta la bandiera del samba o di una scuola di samba, secondo la Beija-Flor (e, molto più modestamente, secondo il mio punto di vista) vuol dire protestare contro la discriminazione e tenere viva una tradizione che troppi (incredibilmente) vorrebbero soffocare. Anche a Rio. Anche ai piani più alti.

Il samba-enredo (“Monstro é aquele que não sabe amar. Os filhos abandonados da pátria que os pariu”) è meraviglioso. Il più bello di quest’anno. Neguinho da Beija-Flor lo interpreta alla grande.

L’enredo della Beija-Flor conclude dicendo che: “se anche così tu ci discrimini e non capisci il nostro modo di essere felici, il mostro sei tu: stai lontano dal nostro carnevale!”.

In finale, mostro è chi non sa amare. Viva la Beija-Flor, viva il carnevale, viva il sorriso!

Simone Apollo

Sono appassionato di Rio de Janeiro e di Brasile. Sociologo, esperto di America latina, innovazione sociale, favelas e comunicazione. Inventore di DentroRiodejaneiro, l'unico blog italiano dedicato a Rio de Janeiro (e non solo).

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